sabato 6 aprile 2013

Vanni Viaviani - Labirinti di desideri


Mantova - dal 6 aprile al 4 maggio 2013
Vanni Viaviani - Labirinti di desideri

ERREPI ARTE
Via Dell'Accademia 17 (46100)
+39 0376366027
info@errepiarte.com
www.errepiarte.com


Il mondo a forma di mela di Viviani (1937-2002), artista mantovano di vocazione cosmopolita, arriva come un frutto pieno di sapori alla Errepi Arte. La mostra Labirinti di desideri raccoglie una ventina di dipinti. La presentazione sarà curata da Paola Artoni catalogo edito da publi Paolini.
orario: da martedi a venerdi ore 10-12.30 e 16-19.30
Sabato e domenica ore 10-12.30 e 16-20
(possono variare, verificare sempre via telefono)

biglietti: free admittance
vernissage: 6 aprile 2013. ore 17.00
catalogo: in galleria. a cura di paola Artoni edito da Publi Paolini
curatori: Paola Artoni
autori: Vanni Viviani
genere: arte moderna e contemporanea, arte contemporanea, personale, arte moderna


comunicato stampa 

Galleria Errepi Arte - Mantova
Sabato 6 aprile 2013 ore 17.00
Vanni Viviani
“Labirinti di desideri”


Il mondo a forma di mela di Vanni Viviani (1937-2002), indimenticabile artista mantovano di vocazione cosmopolita, arriva come un frutto pieno di sapori negli spazi della Galleria Errepi Arte di Mantova. La mostra “Labirinti di desideri” raccoglierà una ventina di dipinti e sarà inaugurata sabato 6 aprile 2013 alle ore 17.00 negli spazi di via Accademia 17.
La presentazione critica in occasione del vernissage sarà curata dalla critica d’arte Paola Artoni, autrice anche del testo, pubblicato nel catalogo edito per l’occasione da Publi Paolini, nel quale, tra l’altro, si osserva che “le mele di Viviani sono un frutto proibito che si libra come un’anima lieve sul peso del mondo, si sollevano dalla realtà e la trasfigurano nella dimensione del sogno e del simbolo. Sono corpi leggeri, sensuali e pieni di vita, armonie rotonde di volumi che volteggiano con grazia, si perdono per poi ritrovarsi nei labirinti della mente. Un mondo a forma di mela quello di Viviani che è, al tempo stesso, fuori dal tempo e sempre attuale”.


Vanni Viviani nasce nel 1937 a S. Giacomo delle Segnate (Mn), si trasferisce giovanissimo a Bolzano dove inizia l’attività artistica, improntata inizialmente sulla figurazione pittorica e scultorea. Nel 1963 vive e opera a Parma, partecipando attivamente alle avanguardie emiliano-lombarde, ove si segnala tra i giovani protagonisti di Corrente sul simbolo per la sua inconfondibile personalità, il soggiorno parmense si identifica nel ciclo di opere realizzate con spighe di grano applicate, rappresentanti in emblema, l’affollata umanità. Negli anni ‘70 si trasferisce in via Brera a Milano, capitale dell’arte europea ed è nell’ambito milanese che avverte il bisogno di passare dalla collettività delle spighe all’individualità della “Mela”, simbolo allusivo ed erotico, frutto delle religioni, delle favole, della scienza e degli eroi, evocante con la sua capacità descrittiva e citazionista importanti momenti del passato, dal Pomo d’oro di Paride alla religiosità di Piero della Francesca, alla catarsi dell’Ultima Cena Leonardesca per finire col surrealismo magrittiano con la mela simbolo di vita, di sensualità, luogo delle idee, con un’ineguagliabile capacità di rappresentare la storia e i sentimenti dell’uomo attraverso questa metafora. La critica lo segue con crescente interesse nella sua parabola creativa: Luigi Carluccio, scriveva: “Viviani, un caso della pittura italiana contemporanea”; Mario De Micheli: “Viviani, prodigioso giardiniere di un incorrotto pomario”; Renzo Margonari: “Viviani, non dipinge mele ma nudi umani”. Nei primi anni ‘70 l’artista, su invito della scrittrice ed amica Milena Milani, inaugura uno studio estivo nell’Eden privato di Villa Faraggiana ad Albissola (Sv) dove per vent’anni opera nel campo della ceramica artistica, realizzando moltissime opere uniche. Nel 1975 porta a compimento “Monumentalmente Vostro”, la grande opera che trova accomunati 49 tra gli artisti più significativi dell’area lombarda. Nel 1983 realizza il “Convito di Pietra” citando in dieci grandi opere l’Ultima Cena di Leonardo, l’alto profilo artistico dell’opera viene proposto per rappresentare l’arte italiana a Melbourne in Australia. Iniziano poi i frequenti viaggi in Sud America, dove conosce Oscar Niemeyer, il grande architetto recentemente scomparso, inventore di Brasilia, diventano amici, le pomacee curve trovano corrispondenza fra le ali architettoniche di una Brasilia metafisica, “Arquiteturas de Leonardo a Niemayer” è la grande mostra-omaggio all’amico, ospitata al Museo D’Arte Contemporanea di San Paolo. Viviani nel 1988 a sorpresa lascia il vecchio quartiere bohèmien di Brera a Milano, ritorna al paese e alle proprie origini virgiliane, inventa Ca di Pom, addensa di significati la sua opera, concretizza il suo universo alla conquista della sua più intima identità. Nel 1995 Alitalia per L’Arte nell’ambito di far conoscere le più significative espressioni dell’arte contemporanea italiana, lo invita nei propri spazi presso l’aeroporto J.F. Kennedy di New York a presentare una selezione antologica della sua opera, “The Big Apple” è il titolo emblematico della vicenda artistica del maestro italiano. Nel 1998 “Pisaneide” in 15 grandi opere l’artista interpreta una rovinosa caduta della storica Torre in Piazza dei Miracoli a Pisa, come a rappresentare nella sua provocazione sibillina, l’ipotesi di una caduta degli ideali che solo gli strumenti dell’amore possono evitarci. Nel 2001 lo Young Museum di Revere (Mn) dedica al maestro la personale “Geometrie del Seme” con opere realizzate a cavallo del terzo millennio. Nel 2002 Viviani realizza il suo sogno, donando Ca di Pom alla Fondazione Banca Agricola Mantovana per farne un Centro Culturale e Museo Vanni Viviani, aperto a tutte le istanze dell’arte, promuovendo in particolare l’attività dei giovani. L’ultima grande esposizione antologica “Pom Aria” alle Fruttiere di Palazzo Te a Mantova (aprile-giugno 2002) sintetizza la sua vita artistica, dalle spighe alle mele per concludersi con grandi sculture in lamina di ferro svuotate, che evidenziano nella negatività della rappresentazione, “l’Anima” dei suoi personaggi da Adamo a Dafne agli Angeli Totemici.

Vanni Viviani
“Labirinti di desideri”
Galleria Errepi Arte
Mantova – via Accademia, 17
Inaugurazione sabato 6 aprile 2013 ore 17.00
Presentazione critica a cura di Paola Artoni
Catalogo edito da Publi Paolini.

La mostra alla Galleria Errepi Arte proseguirà sino al 5 Maggio 2013
www.errepiarte.com
Apertura al pubblico:
- dal martedì al venerdì dalle ore 10.00 alle 12.30 e dalle 16.00 alle 19.30
- sabato e domenica dalle ore 10.00 alle 12.30 e dalle 16.00 alle 20.00
- e su appuntamento: cel. 347-2638068
Per informazioni: tel. 0376-366027, Fax 0376-310998, info@errepiarte.com

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I labirinti di desideri di Vanni Viviani
Paola Artoni
Zeus non potrebbe sciogliere le reti / di pietra che mi stringono. / Ho scordato gli uomini che fui; / seguo l’odiato sentiero di monotone pareti / ch’è il mio destino. / Dritte gallerie / che si incurvano in circoli segreti, / passati che sian gli anni. / Parapetti in cui l’uso dei giorni ha aperto crepe. / Nella pallida polvere decifro / orme temute. / L’aria m’ha recato / nei concavi crepuscoli un bramito / o l’eco d’un bramito desolato. / Nell’ombra un Altro so, di cui la sorte / è stancare le lunghe solitudini / che intessono e disfanno questo Ade / e bramare il mio sangue, la mia morte. / Ci cerchiamo l’un l’altro. / Fosse almeno questo / l’ultimo giorno dell’attesa.
(J.L. Borges, Il labirinto)


Lo sguardo è come un filo d’Arianna sulla tela, si muove, si sofferma, resta dubbioso e poi riparte, accompagnato nel suo tragitto dalle forme rotonde e piene delle mele rosse e verdi. Vanni Viviani ci ha già in pugno e ormai siamo completamente immersi nel gioco che sopravvive nel tempo, oltre la distanza segnata dalla sua scomparsa. La mela, protagonista indiscussa del lavoro di Viviani sin dagli Settanta del Novecento, subentra nella poetica dell’artista come un elemento di individualità dopo gli anni dell’esperienza collettiva e corale delle spighe di grano, cresce non nella campagna d’origine ma nel cuore pulsante di una Milano brulicante di idee. La mela è il frutto evocativo per eccellenza: è la tentazione del serpente offerta ad Adamo ed Eva nell’Eden, è il pomo d’oro della mitologia greca (premio che il giudizio di Paride assegnerà a Venere, ritenuta la dea più bella, e che sarà la causa scatenante della guerra di Troia, nell’eterna lotta tra amore e morte), è il frutto avvelenato dall’invidia feroce della strega di Biancaneve, è la prova di fermezza e di coraggio di Guglielmo Tell, è il segnale della gravita terrestre che, cadendo, risveglia il genio di Newton. In pittura è un soggetto che ha attraversato tutte le epoche passando, ad esempio, dalle rappresentazioni di Gesù bambino che riceve la mela dalla Vergine, nuova Eva, e che riscatta l’umanità dal peccato originale, alle composizioni antropomorfe di Arcimboldi, dalle nature morte ai festoni segno di vita, giungendo sino alle visioni pop di Andy Warhol. E in chiave pop va senz’altro letto il linguaggio di Viviani: intellettuale raffinato eppure immediatamente comprensibile a un vasto pubblico e non è certo un caso che, nel 1995, egli abbia presentato per conto di Alitalia, il ciclo The Big Apple nell’aeroporto “J.F. Kennedy” di New York, la Grande Mela per eccellenza. Il linguaggio mela-fisico era del resto già diventato un passepartout anche per l’Australia, dove nel 1983 le dieci grandi tele che Viviani aveva dedicato all’Ultima Cena di Leonardo avevano rappresentato l’arte italiana di eccellenza, tra il peso della grande tradizione e il desiderio di una consapevole e necessaria leggerezza. Le mele di Vanni Viviani sono così: un frutto proibito che si libra come un’anima lieve sul peso del mondo, si sollevano dalla realtà e la trasfigurano nella dimensione del sogno e del simbolo. Sono corpi leggeri, sensuali e pieni di vita, armonie rotonde di volumi che volteggiano con grazia, si perdono per poi ritrovarsi nei labirinti della mente. Un mondo a forma di mela quello di Viviani che è, al tempo stesso, fuori dal tempo e sempre attuale.
Nella visionaria produzione di Viviani l’universo in forma di mela affronta il labirinto, luogo dei tortuosi andamenti della psiche: è il territorio nel quale ci si può perdere e ritrovare, e in primis mettersi alla prova alla ricerca di se stessi e degli altri in una dimensione di giocosa fantasia. Al tempo stesso il labirinto è la metafora dell’esistenza, delle vicende alterne del cammino, è un dedalo che rimanda ai pavimenti delle cattedrali gotiche, rappresentazioni del complesso errare dell’uomo verso Dio e della faticosa tensione del pellegrino. Vengono alla mente le pagine di Jorge Luis Borges, autore che Viviani, grande appassionato del continente sudamericano, deve sicuramente avere amato. È proprio tra le pieghe degli scritti dello scrittore argentino dove il labirinto è l’immagine che evoca ora il mistero della creazione dell’universo ora la descrizione del cosmo, ma è anche la rappresentazione dell’intelletto e degli intrecci, non sempre positivi, messi in opera dagli esseri umani. Emblematica è la definizione che compare ne La casa di Asterione, dove si afferma che tutte le parti del labirinto «si ripetono, qualunque luogo di esso è un altro luogo. Non ci sono una cisterna, un cortile, una fontana, una stalla; sono infinite le stalle, le fontane, i cortili, le cisterne. Il labirinto è grande come il mondo». La dimensione dell’architettura del cosmo deve essere stata ben presente a Viviani che, non va dimenticato, aveva un sodalizio speciale con il Sudamerica e, in particolare, con Oscar Niemeyer, il grandissimo architetto inventore di Brasilia, con il quale condivideva una comune visione metafisica della spazialità. La metafisica abita nei labirinti di Viviani, con un classicismo inestinguibile del segno, non permette ad alcun minotauro di entrare, è piuttosto un filo di Arianna che si muove tra architetture impossibili alla Escher (ma con un inedito ventaglio cromatico) e spazi silenziosi memoria dell’opera di De Chirico. Da autentico cantore delle architetture dipinte Viviani non ha mai temuto il confronto con la spazialità e l’aerea visione di un mondo onirico che, per molti versi, ricorda lo sguardo disincantato, ironico e intelligente di Magritte e, al tempo stesso, si è dimostrato fedele interprete di una pittura pienamente consapevole della propria dimensione etica, unico rimedio alla malinconia di fondo degli animi più delicati.
Se dovessimo cercare uno sguardo simile a quello di Viviani lo potremmo trovare lontano nel tempo, nell’epica di Ariosto (non a caso ricca di riferimenti ai labirinti), in quello stesso sapore del viaggio tra parchi incantati, selve da sogno e giardini cintati nei quali emergono pomi lussureggianti e contorti alberi dalle chiome raggomitolate. Un peregrinare tra caos e ordine che caratterizza il nostro microcosmo, a sua volta riflesso minore e spesso indecifrabile del macrocosmo che impaurisce e affascina al tempo stesso.







L'armonia del quotidiano nei pastelli di Laura Longhitano Ruffilli

 Pastello

Genova - dal 6 al 30 aprile 2013
L'armonia del quotidiano nei pastelli di Laura Longhitano Ruffilli

IMMAGINECOLORE.COM
Vico Del Fieno 21r (16123)
+39 0104075240 , +39 3316465774
info@immaginecolore.com
www.immaginecolore.com


I pastelli di Laura Longhitano Ruffilli,allieva del maestro Aldo Fornoni, sono paesaggi , nature morte e ritratti che ben rappresentano l’ arte del pastello soffice nella delicatezza del tocco e nelle trasparenze, come nella suggestiva intensità cromatica.
orario: tutti i pomeriggi da martedì a sabato
(possono variare, verificare sempre via telefono)

biglietti: free admittance
vernissage: 6 aprile 2013. h 18.00
curatori: Loredana Trestin
autori: Laura Longhitano Ruffilli
genere: arte contemporanea, personale


comunicato stampa 
I pastelli di Laura Longhitano Ruffilli,allieva del maestro Aldo Fornoni, sono paesaggi , nature morte e ritratti che ben rappresentano l’ arte del pastello soffice nella delicatezza del tocco e nelle trasparenze, come nella suggestiva intensità cromatica.


Le marine all’imbrunire, si caratterizzano per i sorprendenti contrasti di luminosità e di toni.
In una marina che ritrae alcuni “ pescatori della battigia”,l’ azzurro vellutato del mare ben si accorda con un cielo nuvoloso, in cui aperture di bianco e di azzurro conferiscono al paesaggio l’umbratile luminosità di un pomeriggio coperto.
Pregievole il paesaggio nevoso,in cui la gamma dei bianchi, dal candido al perlaceo, definiscono l’ insieme, la profondità, le ombre prospettiche.
Nelle nature morte, la luce si espande dal centro ,che è anche il punto focale dell’ opera.
Si evidenzia l’ uso virtuoso del colore della carta negli sfondi grigi, che valorizza, per contrasto, i colori della composizione.
Nella natura morta con frutta, la luce si irradia dall’ alto e si legge nel lucore riflettente della buccia della pera e nei chiari sfumati, che acquistano luminosità proprio dal contrasto con le ombre dello sfondo,accentuate da rapidi e leggerissimi tocchi di nero.
Rapidi passaggi di nero e qualche sfumatura di bianco,definiscono il tavolo su cui sono appoggiati un grande grappolo d’ uva, una bottiglia d’ acqua e una pesca; nella bottiglia, a forma d’ ampolla, la luce si irradia in leggieri tocchi di bianco.
Eleganti quanto magistrali, i pastelli di Laura Longhitano Ruffilli si avvalgono di un’ ottima tecnica e suggeriscono un’impressione immediata quanto evocativa.
Nel ritratto, l’artista esprime l’acutezza d’ osservazione quanto la delicata sensibilità percettiva.
L’accuratezza della realizzazione e la ricerca delle potenzialità pittoriche del pastello soffice sono le caratteristiche tecniche leggibili ad un’attenta considerazione delle opere;l’ effetto immediato che comunicano, è la gioia o la letizia di un momento di vita, come nei ritratti dei nipotini, delle figlie o nell’autoritratto dell’ artista.Il volto dell’anziano pescatore, che guarda stupito al di sopra degli occhiali da vista, è un esempio magistrale di lirico realismo : l’ armonia cromatica dei colori caldi e vellutati e l’espressione attenta e vagamente sorpresa dello sguardo ne fanno rivivere con immediatezza lo stato d’animo del momento in cui è stato ritratto.
L’ anima si legge nello sguardo e nell’espressività dei volti , lievemente soffusa in velature impalpabili e luminose.

Lia Briganti






Martin Disler - Häutung und Tanz 1990-91 sculture in bronzo




Collina D'Oro () - dal 6 aprile al 31 luglio 2013
Martin Disler - Häutung und Tanz 1990-91 sculture in bronzo

BUCHMANN GALERIE
Via Gamee 6 (6927)
+41 919800830 , +41 919800832 (fax)
buchmann.lugano@bluewin.ch
www.buchmanngalerie.com


Ad Agra verranno esposti 8 bronzi del famoso gruppo Häutung und Tanz 1990-91, ed anche altre opere di Disler, quali due grandi tele (una del 1987 e l’altra del 1989-90) e, per la prima volta, un insieme di ceramiche policrome. Tutte le opere provengono dal lascito dell’artista
orario: su appuntamento
(possono variare, verificare sempre via telefono)
vernissage: 6 aprile 2013. h 16
autori: Martin Disler
genere: arte contemporanea, personale


comunicato stampa 
- Martin Disler , Häutung und Tanz 1990-91
sculture in bronzo -
Dall’8 aprile al 31 luglio 2013
Inaugurazione sabato 6 aprile ore 16.00
Buchmann Galerie, Via Gamee, 6927 Agra (Collina d’Oro)

Siamo lieti di annunciare l’apertura della mostra Martin Disler, Häutung und Tanz 1990-91
sculture in bronzo dedicata all’artista svizzero Martin Disler, sabato 6 aprile alle ore 16.00
presso la Buchmann Galerie in Via Gamee ad Agra (Collina d’Oro).

Martin Disler è un’artista poliedrico, pittore, scultore, disegnatore e poeta svizzero.
Nasce a Seween il 1 marzo 1949 e muore a Ginevra il 27 agosto 1996 a soli 47 anni.

Martin Disler ha lavorato dalla fine degli anni '80 all’inizio degli anni '90, in Ticino a Lugano,
dove aveva un atelier in Via Besso. Qui ha realizzato un insieme di 66 sculture antropomorfe
in gesso che vennero in seguito riprodotte in bronzo, come pezzi unici, presso le fonderie del
Sottoceneri. L’artista titola questo gruppo, il più grande che abbia mai realizzato, Häutung
und Tanz 1990-91. È stato esposto nella sua totalità negli anni 1991 - 1992 alla Whitechapel
Art Gallery di Londra, alla Kunsthalle di Basilea, al Kunstforum der Städtischen Galerie im
Lenbachhaus a Monaco di Baviera e nel Wilhelm Lehmbruck Museum di Duisburgo. Una scelta di
queste opere venne pure presentata in Ticino nel 1994 all’esterno del Castel Grande di Bellinzona.

Ad Agra verranno esposti 8 bronzi del famoso gruppo Häutung und Tanz 1990-91, ed anche altre
opere di Disler, quali due grandi tele (una del 1987 e l’altra del 1989-90) e, per la prima volta, un
insieme di ceramiche policrome. Tutte le opere provengono dal lascito dell’artista.
La mostra permette quindi di confrontarsi con l’operare poliedrico di Disler e con il suo personale
percorso creativo.

Inaugurazione : Sabato 6 aprile 2013 dalle ore 16.00 alle 18.00
dall’8 aprile al 31 luglio, solo su appuntamento

Per maggiori informazioni:

Buchmann Galerie
Via Gamee, CH-6927 Agra (Lugano)
T. + 41 (0) 91 980 08 30
buchmann.lugano@bluewin.ch
www.buchmanngalerie.com






Antonio Mignozzi


Busto Arsizio (VA) - dal 6 aprile al 5 maggio 2013
Antonio Mignozzi

GALLERIA PALMIERI
Via Goffredo Mameli 24 (21052)
+39 0331639334
info@galleriapalmieri.it
www.galleriapalmieri.it


Le opere esposte, si caratterizzano per la tecnica, ormai consolidata e affinata negli anni, simile alla tecnica dell’affresco, ossia l’impasto di terre e colle, con pigmenti naturali, reperiti direttamente nei luoghi che abitualmente frequenta e principalmente nella sua terra d’origine. La mostra, si articola, in una trentina di opere che vanno dai primi anni 2000 fino agli ultimi lavori del 2012
orario: da martedì a sabato dalle 15.30 alle 19.30 - domenica su appuntamento - chiuso lunedì
(possono variare, verificare sempre via telefono)

vernissage: 6 aprile 2013. ore 18
catalogo: in galleria. testo di Stefano Cortina
autori: Antonio Mignozzi
genere: arte contemporanea, personale





comunicato stampa 
Dopo diciassette anni, la Galleria Palmieri di Busto Arsizio, ripropone, nelle sue sale,
una mostra personale dell’artista Verbano Antonio Mignozzi.
Antonio Mignozzi nasce a Trebisacce (Provincia di Cosenza) il 7 Marzo del 1942,
frequenta il Liceo Artistico di Roma e si diploma a Bari all’Istituto d’Arte.
Conclude gli studi di pittura e scultura a Milano all’Accademia di Brera (1967-1972)
sotto la guida di Marino Marini e Lorenzo Pepe.
Partecipa fina dal 1967 a numerose mostre, personali e collettive, nelle principali città
d’Europa.
Le opere esposte, si caratterizzano per la tecnica, ormai consolidata e affinata negli
anni, simile alla tecnica dell’affresco, ossia l’impasto di terre e colle, con pigmenti
naturali, reperiti direttamente nei luoghi che abitualmente frequenta e principalmente
nella sua terra d’origine.
La mostra, si articola, in una trentina di opere che vanno dai primi anni 2000 fino agli
ultimi lavori del 2012.





venerdì 5 aprile 2013

Vincenzo Balsamo - 1957 - Brindisi - 2013 Dalle memorie del visibile ai segni dell’infinito


Brindisi - dal 5 aprile al 6 maggio 2013
Vincenzo Balsamo - 1957 - Brindisi - 2013 Dalle memorie del visibile ai segni dell’infinito

PALAZZO GRANAFEI-NERVEGNA
Via Duomo 16-20 (72100)


L’esposizione ripercorre i quasi sessant’anni di attività dell’artista, presentando opere del suo periodo figurativo, risalenti agli anni Cinquanta e Sessanta, e del suo avvicinamento alla pittura astratta, passando per i cicli delle Decomposizioni (1975-77), delle Nebulose (1977), delle Evocazioni (1978-79), e del Ritorno alla Pittura nella prima metà degli anni ’80, per arrivare ai più noti quadri lirico-astratti, che dal 1987 e sino ai giorni nostri, vedono Balsamo come uno dei massimi esponenti dell’astrazione
orario: da martedì a domenica 10.00 - 20.30 – lunedì chiuso (orario mostre 9.30 . 13.00 - 16.30 . 20.30)
(possono variare, verificare sempre via telefono)

biglietti: free admittance
vernissage: 5 aprile 2013. h 18.30
catalogo: in galleria.
ufficio stampa: pamela.spinelli@libero.it - +39 0831229781
autori: Vincenzo Balsamo
note: Conferenza stampa: venerdì 5 aprile alle ore 12
genere: arte contemporanea, personale





comunicato stampa 
VINCENZO BALSAMO

1957 - Brindisi - 2013
”Dalle memorie del visibile ai segni dell’infinito”

Mostra a cura dell’Archivio Generale Vincenzo Balsamo
con Presentazione del prof. Floriano De Santi

Brindisi, Palazzo Granafei-Nervegna

5 aprile – 6 maggio 2013

Inaugurazione: venerdì 5 aprile alle ore 18,30
Conferenza stampa: venerdì 5 aprile alle ore 12,00

Vincenzo Balsamo ritorna, dopo cinquantasei anni, nella sua città natia, dove
nel lontano 1957 si tenne, proprio a Brindisi, la sua prima mostra pubblica.
L’esposizione ripercorre i quasi sessant’anni di attività dell’artista, presentando
opere del suo periodo figurativo, risalenti agli anni Cinquanta e Sessanta, e del
suo avvicinamento alla pittura astratta, passando per i cicli delle Decomposizioni
(1975-77), delle Nebulose (1977), delle Evocazioni (1978-79), e del Ritorno alla Pittura
nella prima metà degli anni ’80, per arrivare ai più noti quadri lirico-astratti, che
dal 1987 e sino ai giorni nostri, vedono Balsamo come uno dei massimi esponenti
dell’astrazione.

Per questo catalogo antologico si è scelto di non avvalerci, come abitualmente si usa fare,
di un solo testo, ma di selezionare una parte degli scritti, sino ad ora pubblicati, di critici
e non che hanno, in quasi sessant’anni di carriera artistica, scritto sulle opere e sulla vita
del maestro Vincenzo Balsamo, riportando per ognuno di loro uno stralcio rilevante. In
catalogo, pertanto, si potranno leggere i testi di: V. Apuleo, M. Bologna, B. Buscaroli, G.
Cerioli, M. Calabrese, E. Crispolti, D. Davvetas, R. De La Calle, E. De Martino, A. Del
Massa, F. De Santi, E. D’Orsi, U. Mannoni, G. Faccenda, C. Giacomozzi, M. de La Croix
de Lafayette, von R. Rabensaat, M. Vanni, M. Vescovo.

Balsamo fin dai primi lavori si è confrontato con l’importante dilemma che dai tempi antichi
affascina la mente degli uomini: l’idea dello spazio, finito e infinito. L’artista, consapevole
che le immagini fenomeniche percepite dalla natura sono i risultati formali scaturiti da
energie primordiali, ha ritenuto necessario, per la sua arte, comprendere e indagare
queste forze originarie ri-creandole sui supporti che sceglie per dare origine alle proprie
opere. Fin dai primi lavori degli anni Cinquanta, Balsamo inizia a suddividere in piani
cromatici i suoi paesaggi, trascurando la prospettiva accademica nella ricerca del dato
psicologico, fino a proporre delle visioni quasi metafisiche delle nature morte. Dice a
questo proposito lo stesso Balsamo “In quegli anni…cercavo di personalizzare la visione e
di avere un contatto più intimista con l’immagine”
Già negli anni Sessanta l’artista supera il dualismo tra finito e infinito, tra luce e ombra, tra
volumi e spazio: i ritratti si mostrano permeati di una luce artificiosa che sembra generarsi
dall’interno delle figure irradiandosi fino al rigoroso e bidimensionale spazio circostante.
Agli inizi degli anni Settanta l’evoluzione artistica di Balsamo lo porta a considerare
l’infinito e il finito come aspetti complementari della realtà: ne risultano paesaggi e
nature morte dove il finito non è mai fuori dall’infinito, non esistono più distinzioni tra
volume e spazio, tra colori freddi e caldi, tra luci e ombre, le superfici diventano quasi
monocromatiche, il segno si fa sempre più rapido e fluido in un divenire che comunque
permette allo spettatore di calarsi in un’illusione di profondità.
Dopo la metà degli anni Settanta Balsamo propone le Decomposizioni, le Combustioni,

le Vocazioni e le Nebulose. Sono lavori che manifestano il massimo grado di libertà, di
apertura mentale, di ricerca interiore e un’ulteriore sperimentazione anche attraverso
inediti strumenti espressivi. L’essenza fisica viene talmente violata da trasformarsi in
filamenti fluttuanti, in dinamici e coloratissimi frammenti, in un’immagine di creazione
intesa come genesi.
Dagli anni Novanta Vincenzo Balsamo non è più legato alle ricerche informali o
astratte, bensì alla consapevolezza che la natura è di per sé un mistero impenetrabile
e insondabile. Nell’ultimo ciclo di opere le forme, la luce, la superficie e il colore sono in
perfetta armonia e simbiosi. L’artista adesso ricorre a forme casuali che si collegano, si
incastrano, si sovrappongono e si riducono di continuo in frantumi, in perenne evoluzione,
in eterno inseguimento. Le composizioni degli anni Novanta si presentano come una
fitta trama di tratti e segni, e guardando più volte la stessa opera si ha la sensazione che
qualcosa cambi in divenire, creando una luminescenza dalla quale nasce un effetto ottico
di distanza. Balsamo: “Negli anni novanta ho riscoperto il segreto della luce. La luce è vita.
Con la luce trovo stimoli inediti e intimistici e la luminescenza mi permette di entrare nelle
mie opere attraverso una totale partecipazione di me stesso. Anche i colori, spesso, sono
legati alla luce”

Vincenzo Balsamo: la vita
Nato a Brindisi nel 1935, Vincenzo Balsamo è andato a Roma da ragazzo e lì, già agli inizi degli
anni Cinquanta, ha trovato la propria cittadinanza, non soltanto artistica. La sua formazione, lunga
e ricca, ha preso le mosse dal post-impressionismo e dal divisionismo di Segantini raggiungendo,
via via, l'affinamento di un linguaggio pittorico inconfondibile in cui si avverte, come in sottofondo, il
dialogo con Mirò e Arshile Gorky ma anche un'appartenenza "di concetto" al Futurismo .
Dopo le prime mostre italiane, comincia a viaggiare in Europa e conosce Andrè Verdet, Picasso,
Cèsar, Arman e Hartung. Tutti incontri che lo avvicinano alla condizione della grande arte
europea di quegli anni. Nella sua inesauribile produzione sono da ricordare, tra gli altri, il ciclo
delle "Decomposizioni" (1975-76), "Nebulose" (1976-78) e quello delle "Evocazioni" (1978-79)
mentre, a partire dal decennio successivo, l'artista ha modo di perfezionare al massimo il proprio
personalissimo linguaggio aggiungendovi una inedita qualità lirica.
Agli inizi degli anni '90 si stabilisce a Parigi dove soggiornerà diversi anni per poi trasferirsi a
Verona, e successivamente a Corchiano (VT), aprendo un nuovo studio.

La mostra ha il patrocinio del Comune e della Camera di Commercio di Brindisi ed il contributo
della BANCAPULIA, della Leuci Costruzioni e la collaborazione dell’Associazione Vivere
Insieme e della Artep Italia.

VINCENZO BALSAMO
1957 - Brindisi - 2013
”Dalle memorie del visibile ai segni dell’infinito”
5 aprile – 6 maggio 2013
Brindisi, Palazzo Granafei-Nervegna, via Duomo 20
Ingresso libero: da martedì a domenica 10.00 - 20.30 – lunedì chiuso (orario mostre 9.30 . 13.00 -
16.30 . 20.30 )
Per informazioni: tel. 0831 229643 – 696 – 647
e-mail: turismo@comune.brindisi.it
Archivio Generale Vincenzo Balsamo
e-mail: archivio@vincenzobalsamo.com
tel. 0761 573246

Ufficio Stampa mostra
Dott.ssa Pamela Spinelli
Palazzo Granafei-Nervegna, via Duomo 20
Tel. 0831/229781– Fax 0831/525865
e-mail pamela.spinelli@libero.it





Balla coloratissimo e luminosissimo. I collage 1914-1925

"Autocaffe", 1929 circa, collage di carte colorate, cm 25x35

Bologna - dal 6 aprile al primo giugno 2013
Balla coloratissimo e luminosissimo. I collage 1914-1925

GALLERIA CINQUANTASEI
Via Mascarella 59b (40126)
+39 051250885 , +39 051250918 (fax)
galleria56@libero.it
www.galleria56.it


In mostra oltre il 50% dei collage conosciuti di Giacomo Balla. Le opere di questo genere del grande artista futurista ritrovate e classificate nel mondo sono solo una sessantina: si tratta quindi di un'anteprima mondiale assoluta
orario: Dal martedì al sabato 10-13 e 16-19. Domenica e lunedì: 16-19
(possono variare, verificare sempre via telefono)

biglietti: free admittance
vernissage: 6 aprile 2013.
catalogo: in galleria. A cura di Elena Gigli. Prefazione di Giovanni Lista
ufficio stampaMEDIAMENTE COMUNICAZIONE
curatori: Elena Gigli
autori: Giacomo Balla
genere: arte contemporanea, personale

comunicato stampa 
“BALLA COLORATISSIMO E LUMINOSISSIMO. I COLLAGE 1914-1925”: A BOLOGNA LA GALLERIA D'ARTE CINQUANTASEI ESPONE IN ANTEPRIMA MONDIALE 35 OPERE

Da sabato 6 aprile a sabato 1 giugno la Galleria d'Arte Cinquantasei di Bologna ospita oltre il 50% dei collage conosciuti di Giacomo Balla. Le opere di questo genere del grande artista futurista ritrovate e classificate nel mondo sono solo una sessantina: si tratta quindi di un'anteprima mondiale assoluta

“Nel periodo della guerra, Balla sperimenta una nuova tecnica: il collage di carte colorate. La tecnica si presta a creare dipinti di tono assolutamente “astratto”. Così il critico Maurizio Fagiolo dell’Arco scrive di Balla nel suo catalogo “Pittura di carta” per spiegare cosa significasse questa tecnica innovativa per l’artista.
La mostra “Balla coloratissimo e luminosissimo. I collage 1914-1925” presenta una selezione con ben 35 collage di Giacomo Balla. Si tratta di una novità assoluta, in quanto i suoi collage ritrovati e classificati nel mondo sono solo una sessantina: non sono mai stati esposti, neppure a livello museale, più della metà dei collage dell’artista. La maggior parte delle opere proviene da enti e da prestigiose collezioni private dell'intero territorio nazionale. La rassegna, a ingresso gratuito e a cura di Elena Gigli, è allestita presso la Galleria d’Arte Cinquantasei di Bologna (via Mascarella 59/b) e sarà aperta al pubblico a partire da sabato 6 aprile fino a sabato 1 giugno. La mostra è completata dalla sezione “Giacomo Balla”, a cura di Claudio Spadoni - dedicata all’uomo e all’artista - con circa 25 opere dal 1904 agli anni ’50. Il comitato scientifico della mostra, composto da Elena Gigli, Claudio Spadoni ed Estemio Serri, ha deciso di crearla per far comprendere meglio al visitatore l’opera del grande maestro nel suo complesso. L’opera “Colpo di fucile” fa da collegamento tra le due sezioni.

Spiega Fagiolo dell’Arco a proposito dei collage: “Si potrà anche pensare a una carenza dei materiali pittorici tradizionali (olio, tela), date le difficoltà belliche. Il collage è stato sempre impiegato dai futuristi a Milano (Boccioni, Carrà) e a Parigi (Severini)… Balla arriva a una proposta nuova (e freschissima) che ha certamente pochi precedenti in Europa… L’inserimento di carte colorate riesce a proporsi come un allargamento del discorso pittorico e, allo stesso tempo, prevede l’intervento d’un elemento antipittorico. Le vivaci carte impiegate nel collage sono quindi connesse all’operazione stessa dell’invenzione e dell’effetto finale: non sono mai usate in senso soltanto “estetico” come avviene nel cubismo (ma anche in Boccioni). E insomma, per dirla con termini recenti, il medium diventa il messaggio”.

Giacomo Balla (1971-1958) nasce a Torino nel 1871 e si forma nell’ambito della pittura paesistica dell’Ottocento piemontese. Nel 1895 si trasferisce a Roma dove fa conoscere l’opera dei pittori divisionisti Previati e Pellizza da Volpedo di cui condivide tematiche e linguaggio pittorico. Nel 1900, rientrato a Roma dopo aver trascorso qualche mese a Parigi, riunisce nel suo studio di porta Pinciana alcuni giovani pittori desiderosi di uscire dalle strettoie dell’Accademia. Lo studio del colore e della luce, che caratterizza la sua opera divisionista, costituisce per Balla l’inizio di una linea di percorso che approda alle conquiste dinamiche del Futurismo che condivide col suo allievo e amico Boccioni. Nel 1910 sottoscrive i manifesti del movimento. La sua posizione nell’ambito del Futurismo è emergente, ma al tempo stesso autonoma per la visione pittorica totalmente astratta e geometrizzante, con quadrati, triangoli, trapezi, combinazioni di linee e fasce luminose, diagrammi fantastici che registrano le vibrazioni del colore e della luce. Nel 1929 firma il Manifesto dell’aeropittura. Nella seconda metà degli anni trenta ritorna a una produzione esclusivamente figurativa, a volte di tono intimista. Muore a Roma nel 1958.

La Galleria d’Arte Cinquantasei, che ospita l’esposizione nel piano nobile, compie quest’anno 33 anni di attività. La sede bolognese è di circa 900 metri quadri suddivisi su due piani, con uno spazio espositivo di 350 mq distribuito in più saloni. Al suo interno troviamo una libreria con mini bar e caffetteria, una biblioteca, un reparto fotografico e un laboratorio di restauro. La biblioteca ha un numero considerevole di volumi d’arte dei quali ne sono esposti solo circa 2000 per mancanza di spazio.

“Balla coloratissimo e luminosissimo. I collage 1914-1925”
A cura di: Elena Gigli
In collaborazione con: Galleria d’Arte Cinquantasei
Periodo: Da sabato 6 aprile fino a sabato 1 giugno
Dove: Bologna, Galleria d’Arte Cinquantasei, Via Mascarella 59/b
Orari: Dal martedì al sabato 10-13 e 16-19. Domenica e lunedì: 16-19
Ingresso: Gratuito
Catalogo: A cura di Elena Gigli. Prefazione di Giovanni Lista.
Sarà pubblicato nell’ambito della collana sul Novecento di Edizioni Cinquantasei Bologna, in formato cm 21x27, con copertina cartonata e sovracoperta a colori. ll catalogo della mostra ha tutte le opere esposte pubblicate a colori a intera pagina. Per le opere ritrovate e non disponibili per la mostra, negli apparati è stata creata una sezione con le schede delle stesse e una riproduzione a colori/bn a secondo della disponibilità.

Infoline:
Galleria d’Arte Cinquantasei
Via Mascarella 59/b - Bologna
Tel. 051 250885
info@galleria56.it
www.galleria56.it



Ufficio Stampa
MediaMente Comunicazione
059.347027 e 339.3885913
stampa@mediamentecomunicazione.it





giovedì 4 aprile 2013

Ana Kapor / Vladimir Pajevic - Al confine di due mondi

Sopra: Ana Kapor, Fortezza di Golubac, olio su tela, 2013, 40x60 cm. Sotto: Vladimir Pajevic, Brescia, olio su tela, 2013, 60x 80 

Brescia - dal 4 aprile al 12 maggio 2013
Ana Kapor / Vladimir Pajevic - Al confine di due mondi

GALLERIA DELL'INCISIONE
Via Bezzecca 4 (25128)
+39 030304690 , +39 030380490 (fax)
galleria@incisione.com
www.incisione.com


Una doppia personale di Ana Kapor e Vladimir Pajevic. Le opere dei due artisti, benché diverse nei soggetti e nella tecnica, sono accomunate da un'atmosfera silenziosa e sospesa, dove rara è la presenza dell'uomo e protagonista indiscusso è il paesaggio.
orario: Da martedì a domenica, dalle 18 alle 20.
(possono variare, verificare sempre via telefono)

biglietti: free admittance
vernissage: 4 aprile 2013. ore 18:00
autori: Ana KaporVladimir Pajevic
genere: arte contemporanea, doppia personale

comunicato stampa 
Inaugura giovedì 4 aprile 2013 presso la Galleria dell'Incisione di Brescia la mostra Al confine di due mondi di Ana Kapor e Vladimir Pajevic.

La Galleria dell'Incisione collabora con i due artisti da oltre 10 anni; questa è la seconda mostra che accosta il loro lavoro, con la novità di due quadri eseguiti a quattro mani.

Pur diversissime nei soggetti e nella tecnica, le opere di Kapor e Pajevic sono accomunate da un'atmosfera silenziosa e sospesa, dove rara è la presenza dell'uomo e protagonista indiscusso è il paesaggio. Paesaggio ritratto attraverso le antiche tecniche della pittura figurativa, che, in gioventù, i due artisti di origine serba vennero a studiare in Italia, dove rimasero per fare di Roma il loro luogo d'elezione.

Nei quadri di Pajevic il paesaggio è dominato da una natura rigogliosa che prende il sopravvento sull'operato dell'uomo; la presenza umana è evocata attraverso tracce e oggetti (una palla, il gioco della campana disegnato sul selciato); unici elementi animati, oltre alla natura in perenne espansione, sembrano essere animali e bambini, testimoni, forse custodi, dei mondi rappresentati.

Nei quadri di Kapor forte è l'impronta metafisica bizantina, l'influenza di Piero della Francesca, di Perugino. Laconico e intenso il rapporto fra l'elemento naturale e architettonico: fortezze, bastioni, castelli. I suoi sono quadri dalla costruzione solidissima, dove tutto sembra evidente, palese, e dove, tuttavia, qualcosa continuamente sfugge.

Ana Kapor e Vladimir Pajevic hanno esposto in numerose mostre in Italia, Serbia, Svizzera, Germania e Austria. Nel 2008 il Panorama Museum di Bad Frankenhausen (Germania) dedica loro una grande mostra che ne percorre venticinque anni di attività, esponendone più di 140 opere.







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