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venerdì 22 marzo 2013

Segantini. La memoria delle immagini


Arco (TN) - dal 23 marzo al 9 giugno 2013
Segantini. La memoria delle immagini

GALLERIA CIVICA GIOVANNI SEGANTINI - PALAZZO DEI PANNI
Via Giovanni Segantini 9 (38062)
+39 0464583653 , +39 0464583615 (fax)
galleriacivica@comune.arco.tn.it
www.galleriacivica-arco.it


Con la riapertura della Galleria Civica G. Segantini, spazio permanente dedicato al pittore arcense,
verrà dato il via il 23 marzo alle 18 all'attività espositiva 2013 del Mag Museo Alto Garda, forte
di una preziosa collaborazione instaurata con il Mart, Museo di arte moderna e contemporanea di
Trento e Rovereto.

vernissage: 23 marzo 2013. h 18
curatori: Alessandra Tiddia
autori: Giovanni Segantini
genere: arte moderna e contemporanea, personale

comunicato stampa 
CON LA MOSTRA SEGANTINI. LA MEMORIA DELLE IMMAGINI
RIAPRE SABATO 23 MARZO 2013 LA GALLERIA CIVICA G.
SEGANTINI DI ARCO
IN COLLABORAZIONE CON IL MART MUSEO DI ARTE
MODERNA E CONTEMPORANEA DI TRENTO E ROVERETO

Con la riapertura della Galleria Civica G. Segantini, spazio permanente dedicato al pittore arcense,
verrà dato il via il 23 marzo alle 18 all'attività espositiva 2013 del Mag Museo Alto Garda, forte
di una preziosa collaborazione instaurata con il Mart, Museo di arte moderna e contemporanea di
Trento e Rovereto.

Il Mag intende, infatti, basarsi su un lavoro di regia che permetta la costruzione di percorsi culturali
che vadano a rappresentare la realtà del territorio, invitando a intervenire in questo processo i
soggetti provinciali che possano contribuire alla realizzazione ottimale di tale obiettivo, anche in
un'ottica di economia di scala e di manifestazione concreta del concetto di sistema.

Il Mart Museo di arte moderna e contemporanea di Trento e Rovereto fornirà un importante apporto
in questo nuovo corso del Mag, in primis mettendo a disposizione alcune opere della sua collezione
Segantini, che andranno ad abitare la Galleria civica G. Segantini di Arco dedicata al pittore
divisionista, e nella curatela della mostra Segantini. La memoria delle immagini.

MAG Museo Alto Garda
P.zza C. Battisti, 3/A 38066 Riva del Garda
Tel. +39 0464 573869 Fax. +39 0464 573868
info@museoaltogarda.it
www.museoaltogarda.it

Segantini. La memoria delle immagini

Arco | Galleria civica G. Segantini | Via Segantini, 9
24 marzo - 9 giugno 2013
Inaugurazione 23 marzo 2013 | ore 18
A cura di Alessandra Tiddia
In collaborazione con MART Museo di arte moderna e contemporanea di Trento e Rovereto

Cosa decide la fortuna di un artista? Il suo talento, la qualità delle opere. Certamente sono fattori
determinanti, ma altrettanto rilevante è la conoscenza e la diffusione del suo lavoro.
A tale scopo fra fine '800 e i primi anni del '900 si organizzano, ad esempio, le grandi esposizioni
internazionali d’arte. Le Secessioni nascono soprattutto come organizzazioni in grado di fornire
spazi espositivi alle forze artistiche più giovani escluse dai Salons ufficiali.
Un altro strumento determinante era rappresentato dai cataloghi d’arte e dalle monografie che
sanciscono l’affermazione, talvolta la consacrazione di un artista.
Nel caso di Segantini la sua fortuna critica venne costruita “a tavolino” mentre era ancora in vita,
dall’amico gallerista Vittore Grubicy, il cui archivio storico è oggi depositato al Mart, grazie
proprio alla diffusione delle immagini delle sue opere.
Fra gli strumenti della sua valorizzazione, oltre alle partecipazioni alle mostre internazionali,
Grubicy finanziò la realizzazione di preziosi portfolii fra cui quello decorato da Bugatti, oggi
conservato al Mart, che raccoglie le riproduzioni delle opere segantiniane eseguite da uno studio
fotografico storico come quello milanese di Pagliano Ricordi.
La destinazione d’uso delle riproduzioni delle sue opere era finalizzata non solo ai cataloghi d’arte
ma anche alla vendita di tavole sciolte, o alla creazione di album di lusso.
Un vero e proprio volume di lusso è la monografia di Franz Servaes, edita nel 1902 dal Ministero
per la cultura e l’istruzione di Vienna, per onorare la memoria di un illustre suddito dell’Impero
austroungarico. Si tratta di un vero e proprio libro d’arte con quella accuratezza nella copertina e
nella rilegatura che connotava l’ambiente secessionista. Il volume raccoglie le riproduzioni delle
opere di Segantini in bianco e nero e le prime tavole a colori, realizzate dalle stamperie imperiali di
Vienna.
In mostra accanto al volume, oggi conservato nel fondo storico della ricca Biblioteca civica di
Arco, le tavole sciolte provenienti dalle collezioni del Mart, probabilmente raccolte dai figli Mario
e Gottardo, che dopo la sua scomparsa, avvenuta nel 1899, si adoperarono per pubblicare i suoi
lavori, soprattutto in area tedesca e svizzera.
Dopo la monografia del 1913, poi ristampata in più edizioni, con l’introduzione di Gottardo,
seguono numerose tavole in bianco e nero e a colori, riprodotte dalle celeberrime case editrici

MAG Museo Alto Garda
P.zza C. Battisti, 3/A 38066 Riva del Garda
Tel. +39 0464 573869 Fax. +39 0464 573868
info@museoaltogarda.it
www.museoaltogarda.it

tedesche Photographische Union di Monaco di Baviera e Bruckmann, a cui si devono le principali
raccolte di Photogravure dei grandi maestri dell’antichità e della contemporaneità.
Accanto alle grandi tavole di Bruckmann con le riproduzioni quasi fac-similari dei più importanti
capolavori segantiniani, destinate non solo all’editoria, ma anche alla vendita, in mostra sono
esposte pure le piccole acqueforti realizzate dai figli Gottardo e Mario, conservate al Mart,
concepite come cartolina postale.
Partendo dallo stretto legame fra la fortuna critica di un autore e le sue modalità di riproduzione,
la mostra intende sollecitare alcune riflessioni non solo sul tema della valorizzazione degli artisti
o su quello della riproducibilità dell’opera d’arte, ma aprirsi a questioni più contemporanee legate
ai concetti di dominio pubblico, di opera libera, dell’open source, che oggi nell’era di Wikipedia,
vera e propria enciclopedia di informazioni, testi e immagini a contenuto libero oltre che ad accesso
libero, sono sempre più di dominio pubblico, appunto.
L’iniziativa espositiva intende assumere anche una valenza attiva nel proseguire l’opera di
valorizzazione e diffusione del lavoro di Segantini, non solo attraverso l’esposizione di queste
testimonianze, ma proponendo anche un intervento “attivo” su Wikipedia con l’aggiornamento
dei testi relativi ad alcune parole chiave della mostra, e la messa in rete delle immagini delle
riproduzioni fotografiche esposte in mostra, favorendo così confronti, ricerche e studi futuri.

MAG Le collezioni. Giovanni Segantini

Arco | Galleria civica G. Segantini | Via Segantini, 9
24 marzo - 9 giugno 2013
Inaugurazione 23 marzo 2013 | ore 18
In collaborazione con MART Museo di arte moderna e contemporanea di Trento e Rovereto

Nello spazio permanente dedicato al maestro arcense, che periodicamente si avvale di importanti
prestiti nell'ottica di valorizzazione delle collezioni provinciali, verranno esposte le opere di
Giovanni Segantini appartenenti alla collezione del Mart Vacca, 1886-1887 (matita e pastello su
carta, 62,5 x 86,5 cm), Ortensie, 1880-1882 (olio su tela, 50 x 100 cm), Il campanaro, 1879-1880
(olio su tela, 140 x 70 cm), All'arcolaio, 1892 (matita su carta, 16 x 24,9 cm).






venerdì 15 marzo 2013

Giacomo Manzù e il Concilio Vaticano II


Bologna - dal 15 marzo al 7 luglio 2013
Giacomo Manzù e il Concilio Vaticano II

RACCOLTA LERCARO
Via Riva Di Reno 57 (40122)
+39 0516566210 , +39 0516566211
segreteria@raccoltalercaro.it
www.raccoltalercaro.it



La mostra comprende una cinquantina di opere realizzate da Manzù tra il 1929 e il 1988, molte delle quali provengono dalla Raccolta Manzù di Ardea. Altre, dalle collezioni della Fondazione Manzù di Ardea e della Raccolta Lercaro di Bologna. Sono inoltre esposte fotografie dell'epoca.
orario: Da martedì a domenica, ore 11-18.30 -
Chiuso il lunedì (feriali);
Chiuso il giorno di Pasqua (31 marzo);
Aperto il lunedì dell'Angelo (1 aprile), 25 aprile, 1° maggio e 2 giugno
(possono variare, verificare sempre via telefono)

biglietti: free admittance
vernissage: 15 marzo 2013. Ore 18.00
catalogo: in galleria.
curatori: Francesco Buranelli, Marcella Cossu, Andrea Dall'Asta S.I., Giulia Manzù, Francesca Passerini, Elena Pontiggia
autori: Giacomo Manzù
patrocini: Realizzata in collaborazione con:
Galleria nazionale d'arte moderna-Raccolta Manzù, Ardea
Fondazione Manzù, Ardea

Promossa in collaborazione con:
Galleria San Fedele, Milano
Comune di Bologna-Istituzione Bologna Musei
genere: documentaria, fotografia, altro, arte moderna
comunicato stampa 
Nell'ambito delle manifestazioni per la ricorrenza del 50° anniversario di apertura del Concilio Ecumenico Vaticano II (ottobre 1962) la Fondazione Cardinale Giacomo Lercaro di Bologna, vuole ricordare questo momento storico, artistico e spirituale con un’esposizione dedicata al grande scultore Giacomo Manzù, in considerazione anche del rapporto intercorso tra l'artista e il cardinale Giacomo Lercaro, uno dei quattro moderatori del Vaticano II.
La mostra - a cura di Andrea Dall’Asta S.I., Francesco Buranelli, Marcella Cossu, Giulia Manzù, Francesca Passerini, Elena Pontiggia - comprende una cinquantina di opere realizzate tra il 1929 e il 1988, molte delle quali - sculture, disegni, incisioni e pitture - provengono dalla Raccolta Manzù di Ardea collegata alla Galleria nazionale d'arte moderna di Roma. Altre, dalle collezioni della Fondazione Manzù di Ardea e della Raccolta Lercaro di Bologna. Sono inoltre esposte fotografie dell'epoca e parte di una corrispondenza epistolare intercorsa tra Manzù e alcuni significativi protagonisti del periodo, in particolare il cardinale Giacomo Lercaro.

L'intento è quello di ripercorrere le tappe principali del cammino umano e creativo dell'artista, nel desiderio di far emergere i tratti che lo hanno reso, insieme alle sue opere, uno tra i più significativi protagonisti del dialogo arte-fede nel XX secolo.
Un particolare riferimento, quindi, è riservato al periodo compreso tra la vincita del primo concorso per le porte della basilica di San Pietro in Vaticano sul tema Il Trionfo della Chiesa (1947-48), le successive elaborazioni, specchio di una vicenda complessa segnata da tribolazioni interiori (1949-60), e l'approdo alla realizzazione dell'opera universalmente conosciuta, la Porta della Morte (1961-64).
Attraverso lo snodo delle diverse sezioni emergono i temi fondamentali che hanno caratterizzato il percorso di Manzù: dal rapporto con don Giuseppe De Luca, caro amico, consigliere e spesso intermediario tra l'artista e il mondo ecclesiastico vaticano, a quello più conosciuto e maggiormente indagato con papa Giovanni XXIII. Emerge soprattutto l'urgenza di accordare i grandi temi della tradizione cristiana con una spiritualità che affonda le proprie radici nella realtà dell'uomo contemporaneo, drammaticamente segnata dalla guerra e dall'ingiustizia. Solo radicandosi nell'opacità della realtà umana è possibile intraprendere cammini di liberazione e di riconciliazione.
L'artista elabora quindi un nuovo linguaggio figurativo che, negli anni Sessanta, diventerà espressione di quell'apertura auspicata e realizzata dalla Chiesa grazie al Concilio.
In esposizione non mancano tuttavia soggetti più "profani" - come alcuni ritratti di Inge, compagna di una vita - che mostrano la vitalità creativa e la passione interiore di un artista in continua esplorazione delle più profonde dimensioni dell'animo umano, l'uomo che diceva di sé: «Io lavoro perché mi è una necessità indispensabile all'anima. Io sono un artigiano».
Uno dei maggiori interpreti del secolo passato.

La Raccolta Lercaro ringrazia la Fondazione Manzù e la Galleria nazionale d'arte moderna-Raccolta Manzù di Ardea.
Un ringraziamento particolare a Inge, Giulia e Mileto Manzù per avere permesso la realizzazione della mostra.


giovedì 14 marzo 2013

PAESAGGIO ITALIANO artisti italiani nel loro habitat


Partecipazione di  PASQUALE PETRUCCI
con l’opera     MADE IN ITALY

PAESAGGIO ITALIANO
artisti italiani nel loro habitat

Marzo - Settembre 2013

Museo Municipale, Bucarest 15 marzo - 10 aprile
Museo d’Arte, Ploiesti 15 marzo - 10 aprile
Museo del Basso Danubio, Calarasi 3 maggio - 6 giugno
Museo d’Arte, Costanza 30 giugno - 31 luglio
Museo di Arti Visive, Galati agosto
Galleria d’Arte, Silistra (Bulgaria) 5 - 25 settembre


Opere di 116 artisti italiani
invitati a rappresentare il paesaggio italiano
Il progetto espositivo “Paesaggio italiano”, proposto dall’Associazione Artisolide,  riunisce opere di artisti italiani rappresentativi di tutto il nostro territorio, interessati a parlare, attraverso le loro ricerche, dei luoghi in cui vivono e degli effetti e cambiamenti che tali ambienti stanno subendo e hanno subito nel corso degli anni. Una contaminazione di generi e proposte che dà luogo a questa singolare esposizione itinerante in 6 musei della Romania e Bulgaria, dal paesaggio industriale e urbano a quello rurale, rivissuto attraverso un percorso di dipinti, fotografie e lavori plastici aventi come unico denominatore comune il formato di cm. 40x40.

ESPONGONO
Lucia Abbasciano - Maria Addamiano - Antonia Aimini - Andrea Albanese - Natàlia Alemanno - Davide Arisi - Anna Maria Artegiani - Antonella Avataneo - Angiolo Barracchia - Giugi Bassani - Tommaso Basti - Raffaella Benetti - Mirella Bertinotti - Duilio Bettinelli “Dubett” - Maria Bonaduce - Alberto Bongini - Riccardo Bossone - Sarah Bowyer - Gabriella Bracco - Alberto Branca - Carla Brandinali - Gloria Brocchetta - Loredana Cacucciolo - Susy Cagliero - Andrea Calabrò - Angela Maria Capozzi - Andrea Cappelletti - Valentina Capurso - Erika Cardano - Marina Cassani “Aniram” - Claudio Cavalieri - Eugenio Cerrato - Salvatore Chessari - Emma Chiavarone - Simonetta Chierici - Milena Chiodi - Marco Coldesina - Carla Colombo - Luciano Crepaldi - Giovanni Crippa - Carla Crosio - Marco Currò - Gerardo De Angelis - Vito De Leo - Antonio De Luca - Daniela Dente aka DADE - Teo De Palma - Antonella Dicianni - Carlo Dicillo - Siberiana Di Cocco - Sara Di Costanzo - Mario Di Giulio - Massimiliano Fabris - Franco Fasulo - Silvy Favero - Giovanni Felle - Davide Ferro - Sonja Fersini - Sergio Franzosi - Eliana Frontini - Elio Frontini - Federico Gagliardi - Sergio Gandini - Andrea Ghelma - Antonio Gigante - Pasquale Guastamacchia - Marco Guerrazzi - Emma Infante - Stefano Invernizzi - Jeanfilip - Christian Lecci - Pino Lia - Enzo Mainini - Arnaldo Mangini - Fiorella Manzini - Silvana Marra - Fabrizio Martinelli - Florencia Martinez - Giuseppe Martorana - Giancarlo Meloni “Milù” - Mauro Antonio Mezzina - Osvaldo Moi - Fabrizio Molinario - Giovanni Morgese - Alessio Necchi - Paolo Ober - “Officina Rossi” - Rosa Elena Orsina - Nicola Palermo - Stefano Pelle - Vincenzo Pellitta - Pasquale Petrucci - Ruggero Pezzaga - Antonella Preti - Michele Protti - Eufemia Renzi - Patrizia Ricco - Manuela Riva - Giuseppe Roda - Massimo Romani - Claudia Roverselli “Selli” - Sergio Russo - Giorgio Sambonet - Davide Sanguedolce - Piero Sani - Elisabetta Scaglia - Luigi Sergi - Lucia Serracca - Corrado Simeoni - Cecilia Simone - Walter Simonetti - Anna Strada - Gabriele Targa “Kamalele” - Angela Trapani .- Gottardo Zanelli “Zago” - Clarice Zdanski

CATALOGO CON TESTO DI MONICA DI PAOLA



A cura di
Massimo Romani e Fabrizio Molinario


Accademia Internazionale “Greci-Marino”
Accademia del Verbano” di Lettere, Arti e Scienze



PAESAGGIO ITALIANO
Artisti italiani nel loro habitat
                           
                    “[…] quando si tratta di un paesaggio,
amo quei quadri che mi fanno venire voglia di entrarci dentro per andarvi a spasso”
                                                                        Pierre Auguste Renoir

Il progetto “Paesaggio italiano”, ideato ed organizzato dagli artisti Massimo Romani e Fabrizio Molinario, offre uno spaccato giovane, fresco e vivace di Arte Contemporanea Italiana, sotto il comune denominatore del formato di cm. 40x40, affrontando, attraverso le tecniche tradizionali o gli strumenti e i materiali più innovativi, la tematica paesaggistica.
L’adesione di pittori, scultori e fotografi è stata tempestiva ed appassionata: dopo poco tempo dall’invito a partecipare, molti fra loro avevano già creato il loro “paesaggio”, sicuri di muoversi in un tema consolidato e tradizionale, stuzzicati dall’idea di depositarne una versione nuova, autentica e personale.
L’Associazione Italiana di Volontariato “Artisolide” presenta con orgoglio e con piacere questa “scuderia” di talenti, nella prestigiosa cornice orientale europea di Romania e Bulgaria, in un percorso itinerante di 6 tappe, in altrettante prestigiose sedi espositive.
E’ un incontro ricco di spunti e di eredità culturali: una compagnia di Attori (gli artisti) che porta con sé il bagaglio della culla del Mediterraneo, su un palcoscenico (l’affascinante Europa balcanica) che, geograficamente e storicamente, rappresenta il “ponte” fra Europa e continente asiatico.
Ho scelto di aprire questa breve presentazione, citando le parole del celeberrimo Pierre Auguste Renoir, poiché descrivevano il mio stato d’animo di fronte alle opere del progetto: distese di colori permeati di luce o raccontati dalla matericità, ermetiche rappresentazioni, scatti istantanei della quotidianità italiana, ...ogni composizione è l’epifania del rapporto fra l’anima dell’artista e il suo ambiente, unico ed esclusivo.
La mia osservazione e il mio studio di queste immagini sono stati come una passeggiata in ognuna di esse: ho percepito che per ogni creatura, l’artista primo fra tutte, l’ambiente in cui vive è come un enorme salone ricoperto di specchi, nel quale ciascuno sceglie un posto da cui guardare ed essere guardato.
Il paesaggio riflette il legame fra ciò che i luoghi sentono e ciò che dei luoghi sentiamo, per riprendere il pensiero dell’antropologo ed archietto italiano Franco La Cecla, ed ogni artista vi aggiunge il proprio “sentire”. Il processo è ultimato dalla scelta della tecnica e dall’elaborazione manuale, ed il gioco è fatto!
Sono felice di scoprire e di testimoniare con queste parole, quali e quante siano le risposte contemporanee al tema del paesaggio italiano: il “Bel Paese”, così il Petrarca battezzò l’Italia, vanta una tradizione remota e di altissimo livello nella Storia dell’Arte Moderna e Contemporanea, ed è rassicurante scorgere il fermento attuale dei giovani artisti italiani, spesso penalizzati dall’insorgere delle “correnti artistico-commerciali-modaiole” che incalzano in tutto il mondo, o messi qualche volta di troppo in ombra dalle preziose testimonianze del passato che la Penisola custodisce.
Trovo doverosa una digressione per ricordare quanta strada, e di quale straordinaria fattura, abbia percorso il genere paesaggistico nella Storia dell’Arte, con un accento sul contributo italiano.
Ancor prima del Rinascimento, il tema si era timidamente ritagliato uno spazio nelle pitture di Simone Martini, o prima ancora negli sfondi didascalico-religiosi dei cicli giotteschi, per poi acquisire un ordine e una scientificità senza precedenti nelle composizioni di Piero della Francesca. Attualissimo il dibattito sulla simbologia dei paesaggi leonardeschi, che alludono alla psiche umana, oltre che essere squisite ambientazioni naturalistiche.
Ma è soprattutto in area veneta che il Paesaggio comicia a prendere posto fra i Grandi: basti ricordare le ambientazioni di Giovanni Bellini e di Giorgione. Nel contempo arrivano considerevoli risposte europee, nell’opera di Dürer e Bosch, oltre all’indagine minuziosa di matrice fiamminga.
Il Seicento è il secolo del rinnovamento classicista di Annibale Carracci, e non tardano a giungere le opere firmate dal Poussin e da Lorrain, di intonazione arcaica e bucolica.
Il Settecento è però senza dubbio il Secolo del Paesaggio: vengono riprodotti luoghi con intento quasi documentario, immortalando scenari spettacolari di calamità naturali, ma soprattutto dando vita a “cronache dipinte”: nasce il Vedutismo, e ancora una volta l’Italia è custode di uno dei protagonisti, il Canaletto.
L’Illuminismo prima, e il Romanticismo di più ancora poi, donano l’affrancamento definitivo e la dovuta dignità al genere paesaggistico: la poetica del Sublime carica le immagini naturalistiche di significati simbolici, per descrivere gli stati d’animo umani e a scatenarne le emozioni, mentre nelle creazioni del “Pittoresco”, assistiamo alle prime sperimentazioni compositive del genere: a tale proposito vale la pena ricordare, rispettivamente, il tedesco Friedrich e l’inglese Constable.
La strada è ormai spianata per rappresentare i valori sociali e politici che investono la Storia dell’Ottocento, dove i dipinti di paesaggio denunciano il malessere, di fronte al degrado industriale e all’irruzione della modernità (W. Turner), o cercano di tornare ad un rapporto genuino e sacro con la Natura: negli anni Trenta nasce così la Scuola di Barbizon (o di Fontainenbleau), che di lì a poco accoglierà le radici del movimento che, a mio parere, incorona per sempre il Paesaggio nell’Arte: l’Impressionismo.
Un cenno a parte merita l’indiscussa ed isolata figura di Van Gogh, che, nella luminosità dei gialli campi di grano, nella vivacità dei colori, e nell’insistenza del segno pittorico, affonda tutto il suo buio disagio interiore.
Un artista, ancora oggi, se interessato ad opere attente alla luce, al colore o alla celebrazione del Bello nella Natura, non può prescindere dagli esiti dell’“en plain air”, o dal tratto fitto e materico che contraddistinguono il movimento dei “Refuses”.
Di lì a poco la risposta paesaggistica italiana: i Macchiaioli!
E’ necessario a questo punto ricordare che a metà dell’Ottocento fa il grande debutto la Fotografia: grazie alle invenzioni di D.O. Hill e W. Talbot nasce la Fotografia Artistica, che, tuttavia, fatica ad imporsi come genere autonomo, tanto che nel “Pittorialismo”, deve ancora “camuffarsi” con l’Arte pittorica.
Solo negli anni ’40 del Novecento, con il Gruppo f64 (termine che indica la minima apertura dell’obiettivo), si impone e decolla come genere a sé stante.
Dopo le ondate innovatrici e “distruttrici” delle Avanguardie, il Paesaggio gode delle composizioni architettoniche della Metafisica, indiscusso il primato di De Chirico; altrettanto originale il ruolo investito dalle ambientazioni “oniriche” del Surrealismo.
L’Arte Italiana, e con lei il Paesaggio, tornano “all’ordine” con il Gruppo Novecento, negli anni ’30, bastino i nomi di Sironi e Funi.
Per la Fotografia, si dovranno aspettare invece gli anni Sessanta, per vedere gli scatti di G. Basilico e di A. De Luca.
Quest’ultimo valorizza inoltre le tematiche dell’ambiente urbano, “musealizzando” pezzi di Sreet Art, l’arte che “colora il Paesaggio”, staccando dalle superfici delle città napoletane i graffiti, al fine di conservarli nel tempo, seppur decontestualizzate.
Negli anni ’80 la Fotografia paesaggistica, pur proseguendo, viene offuscata da altre sperimentazioni, come del resto avviene per tutto il panorama artistico, con la Transavanguardia e il “Concettuale”.
Nella mano degli artisti di “Paesaggio italiano” torneranno alla mente alcune delle molteplici Scuole artistiche della Storia, sopracitate e non, combinate o contaminate fra loro, ma soprattutto reinvenate dalla sensiblità individuale e contemporanea. Si tratta di personalità autentiche, riconoscibili e sincere, che possono andar fiere delle glorie dell’Arte italiana, per averla metabolizzata al punto da far scrivere una nuova pagina di Storia, quella della contemporaneità.
Tradizionalmente il Gran Tour si faceva in Italia, Goethe ne è l’illustre viaggiatore portavoce; oggi, con questo ambizioso progetto, l’Italia e la sua Arte viaggiano nel mondo, per testimoniare che anche in scenari complessi e talvolta drammatici, gli artisti non si fermano, sono sempre propositivi, sensibili e attenti, e hanno sempre un dono prezioso per l’umanità!

Monica Di Paola




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PAESAGGIO ITALIANO
INFO: 3463794247 (Massimo Romani)
artisolide@libero.it

lunedì 11 marzo 2013

Luigi Russolo - L'Arte dei Rumori


Como - dall'undici marzo al 6 aprile 2013
Luigi Russolo - L'Arte dei Rumori

MARSIGLIONE ARTS GALLERY
Via Vitani 31/32/33 (22100)
+39 3287521463
info@marsiglioneartsgallery.com
www.marsiglioneartsgallery.com


Nel centenario della pubblicazione del Manifesto dell’Arte dei Rumori, la MAG intende celebrare una delle figure più emblematiche e fondamentali di tutto il novecento.
orario: martedì - sabato 10 | 19:30
(possono variare, verificare sempre via telefono)
biglietti: free admittance
vernissage: 11 marzo 2013. h 18.30
curatori: Simona Bartolena, Salvatore Marsiglione, Pietro Verardo
autori: Luigi Russolo
patrocini: Associazione Luigi Russolo
Heart - Pulsazioni Culturali
genere: arte moderna e contemporanea, presentazione, incontro - conferenza, serata - evento, personale, arte moderna


comunicato stampa 
MAG Marsiglione Arts Gallery
presenta

LUIGI RUSSOLO
L’ARTE DEI RUMORI

IN CONCOMITANZA CON IL CENTESIMO ANNIVERSARIO DELLA PUBBLICAZIONE DEL MANIFESTO DELL’ARTE DEI RUMORI.

A cura di Simona Bartolena e Salvatore Marsiglione
Con il prezioso contributo del Prof. Pietro Verardo di Venezia

Dall’11 marzo al 6 aprile 2013
Opening: lunedì 11 marzo 2013 dalle 18.30

Orari : martedì - sabato 10 | 19:30

Eventi collaterali:
11 marzo | ore 21:00 | Conferenza del Prof. Pietro Verardo e della Prof.ssa Guglielmina Tieri sulla musica futurista di Luigi Russolo.
22 marzo | ore 21:00 | Conferenza della Prof.ssa Simona Bartolena sulla figura dell’artista Luigi Russolo


CENTENARIO DELL’ARTE DEI RUMORI

Nel centenario della pubblicazione del Manifesto dell’Arte dei Rumori, la MAG intende celebrare una delle figure più emblematiche e fondamentali di tutto il novecento. Eclettico, avanguardista e innovatore, Luigi Russolo, autore del manifesto dedicato al suo caro amico Balilla Pratella, apre così:
11 marzo 1913 Luigi Russolo
Caro Balilla Pratella, grande musicista futurista,
A Roma, nel Teatro Costanzi affollatissimo, mentre coi miei amici futuristi Marinetti, Boccioni, Carrà, Balla, Soffici, Papini, Cavacchioli, ascoltavo l'esecuzione orchestrale della tua travolgente Musica futurista mi apparve alla mente una nuova arte che tu solo puoi creare: l'Arte dei Rumori, logica conseguenza delle tue meravigliose innovazioni.

La mostra raccoglie una copia originale del manifesto, una serie di quadri e di disegni, incisioni ed un epistolario tra l’artista ed il mentore del movimento futurista: Filippo Tommaso Marinetti.

L’intero progetto artistico partirà dalla MAG di Como che gestisce l’Archivio Luigi Russolo, per passare in un secondo momento allo Heart SPAZIO VIVO di Vimercate dove, oltre alle opere pittoriche, sarà analizzata la matrice musicale che ha determinato le nuove tendenze dell’elettronica e della musica concreta.

A corollario dell’esposizione, si terranno due conferenze di approfondimento sulla figura poliedrica del Russolo: la prima focalizzata sull’aspetto musicale, tenuta dal Prof. Pietro Verardo e dalla Prof.ssa Guglielmina Tieri, mentre la seconda si concentrerà sull’aspetto pittorico e sarà tenuta dalla Prof.ssa Simona Bartolena.

Luigi Russolo: il rumore e il silenzio.

L’11 marzo del 2013 ricorre il centenario della pubblicazione del Manifesto dell’Arte dei Rumori, firmato da Luigi Russolo, con una dedica al maestro Pratella: un’occasione ghiotta, quanto imperdibile, per ricordare questo grande artista d’avanguardia, straordinario interprete del proprio tempo, prima come esponente e fondatore del movimento futurista e poi come rappresentante del ritorno a una classicità venata di afflati simbolisti tipico degli anni Quaranta.
Sebbene costantemente citato tra i protagonisti della scena artistica del XX secolo, Luigi Russolo è uno dei futuristi meno noti al grande pubblico, ancora in attesa, in un certo senso, di una meritatissima riscoperta, non solo in qualità di pittore o disegnatore, ma anche in quella, più complessa, di musicista e studioso del suono. In sorprendente anticipo sul proprio tempo, Russolo intuisce le potenzialità del suono-rumore, preconizzando tendenze poi molto diffuse nel dopoguerra, e aprendo le porte tanto alla musica elettronica quanto alla musica concreta. Una riflessione che trova espressione negli intonarumori, le sue macchine sonore destinate a scardinare la logica della composizione musicale, suggerendo nuove e inaspettate vie sperimentali. Nel 1977, su iniziativa di Wladimiro Dorigo, allora direttore dell’Archivio Storico della Biennale, alcuni esemplari di intonarumori vengono ricostruiti dal Prof. Pietro Verardo, docente di “Strumenti antichi” al conservatorio Benedetto Marcello di Venezia ed esperto nella realizzazione di strumenti musicali del Rinascimento. La ricostruzione, proseguita poi negli anni, ha reso possibile riaprire il percorso tracciato da Russolo, riascoltare le sue composizioni e ritrovare il senso più profondo dei suoi studi in materia.
Artista geniale, poliedrico, complesso – la cui personalità inquieta già si lascia intravedere nel celebre autoritratto giovanile, con il volto contornato dai teschi (Autoritratto con teschi, 1908, olio su tela, Milano, Museo del Novecento) – Russolo non smette di stupire anche quando lo si osserva come pittore. Anche le sue (rare) opere futuriste tradiscono, con poche eccezioni, un afflato interiorizzante, una silenziosa riflessione cosmica (un silenzio che non ci aspetteremmo dal creatore dell’intonarumori!), che sembra gettare le radici nel simbolismo, se non addirittura nel romanticismo, perdendosi tra visioni oniriche che citano Segantini e Previati, mescolate a una tensione verso l’assoluto e un continuo riferirsi all’identità contemporaneo che sulla carta parrebbero inconciliabili. Anche la sua ultima produzione svela un interesse filosofico di ordine esoterico, quasi un momento di approdo spirituale che si traduce in un’ulteriore svolta nel suo fare arte.

Marsiglione Arts Gallery

Via Vitani, 31-33 22100 Como Italy
+39 328 7521463
info@marsiglioneartsgallery.com
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venerdì 8 marzo 2013

Zigaina e Pasolini Quando l’arte non può diventare moda

Pier Paolo Pasolini, Ritratto di Maria Callas,1969,tecnica mista, cm 31,3 x 34

Torino - dal 9 marzo al primo maggio 2013
Zigaina e Pasolini Quando l’arte non può diventare moda

MUSEO REGIONALE DI SCIENZE NATURALI
Via Giovanni Giolitti 36 (10123)
+39 0114326354 , +39 0114326320 (fax)
Museo.mrsn@regione.piemonte.it
www.regione.piemonte.it/museoscienzenaturali


Dopo le passate edizioni dedicate ad Hans Hartung e Mattia Moreni, il progetto culturale e sociale di quest’anno si prospetta essere uno dei più importanti e completi degli ultimi anni a livello nazionale. È al via, infatti, il grande progetto culturale Zigaina e Pasolini – Quando l’arte non può diventare moda -, che sotto la curatela di Enzo Spadon vedrà esposte presso il Museo Regionale di Scienze Naturali di Torino più di 50 opere dei due artisti, di cui 12 disegni di Pier Paolo Pasolini, per la prima volta presentati a Torino ed in Piemonte.
orario: tutti i giorni: 10 – 19 | Chiuso il martedì
(possono variare, verificare sempre via telefono)
biglietti: 5 euro - ridotto: 2,5 euro
vernissage: 9 marzo 2013. ore 17.00
ufficio stampa: SPAINI & PARTNERS
curatori: Enzo Spadon
autori: Pier Paolo Pasolini, Giuseppe Zigaina
note: La rassegna cinematografica al Cineteatro Baretti ha un biglietto d'ingresso di 5 euro, mentre il biglietto dello spettacolo teatrale ha un costo di 6 euro.
genere: doppia personale

comunicato stampa 
L’associazione AIPS, Associazione Italiana Paralisi Spastica, presieduta da Angelo Catanzaro, organizza la terza edizione del ciclo di mostre “Lo Slancio”, dedicate a grandi pittori del Novecento che nel corso della loro vita hanno dovuto confrontarsi con la disabilità fisica, la quale non li ha preclusi dall’eccellere nel loro mestiere d’artista.
Dopo le passate edizioni dedicate ad Hans Hartung e Mattia Moreni, il progetto culturale e sociale di quest’anno si prospetta essere uno dei più importanti e completi degli ultimi anni a livello nazionale. È al via, infatti, il grande progetto culturale Zigaina e Pasolini – Quando l’arte non può diventare moda -, che sotto la curatela di Enzo Spadon vedrà esposte presso il Museo Regionale di Scienze Naturali di Torino più di 50 opere dei due artisti, di cui 12 disegni di Pier Paolo Pasolini, per la prima volta presentati a Torino ed in Piemonte.
Due artisti e amici sinceri, anzi, usando le parole stesse di Pasolini “ontologici l’uno per l’altro”, nonché sodali nel concepire l’arte e quindi la vita stessa.
Dobbiamo a Zigaina la decifrazione più esaustiva dell’opera di Pasolini: egli è riuscito a rivelare aspetti inediti dell’opera-vita dell’artista, come la tesi dell’organizzazione meticolosa della sua morte, decifrando il linguaggio criptico delle sue opere. Questo lavoro di ricerca è stato molto apprezzato in Germania, tanto da far conseguire a Giuseppe Zigaina l’alta onorificenza di Accademico di Germania (mentre in Italia la stessa teoria è molto osteggiata da una gran parte di intellettuali e accademici).
Nei soggetti di Zigaina, legati fin dal principio alla realtà della laguna di Grado, sono sempre vive le osservazioni dei terreni, dei boschetti lungo gli argini delle ceppaie, dei gelsi, dei vigneti e dei girasoli. Il suo realismo, caratterizzato da una forte carica espressionista, si evolve, anzi, si trasforma metamorficamente in un linguaggio sempre più visionario, liberandosi progressivamente dalle modalità di rappresentazione figurativa e spaziale. L’esperienza pittorica di Pasolini appartiene, invece, indissolubilmente alla sua multiforme e vitale forma espressiva. E’ parte del suo percorso, anche se quello meno conosciuto dal pubblico. Dichiara inoltre Zigaina: «Ha sempre dipinto da poeta... Fin da quando l’ho conosciuto nell’immediato dopoguerra ha sempre sperimentato le più strane tecniche pittoriche, adoperando e mescolando tra loro i materiali più strani...»

La rassegna unisce pittura, disegno, disabilità, letteratura, cinema (tramite la Rassegna cinematografica pasoliniana presso il Cineteatro Baretti di Torino) ed il teatro. Esordirà, infatti, lo spettacolo Ruppeppè, che il drammaturgo e teatrante torinese Dino Mascia, insieme alla sua Compagnia, metterà in scena in concomitanza con l’esposizione pittorica. Il protagonista dello spettacolo, enigmatico e provocatore, è liberamente ispirato alla figura di Pasolini.

I testi critici relativi alla mostra saranno elaborati da Francesco Poli, da Angelo Mistrangelo, Zeno Birolli, e si avvarranno, per la stesura della prefazione, della straordinaria partecipazione di Gianni Vattimo. Il catalogo, inoltre, userà un carattere ad alta leggibilità per le persone affette da dislessia, ideato dalla Casa Editrice Angolo Manzoni.




Cenni Biografici sul binomio PASOLINI – ZIGAINA

Giuseppe Zigaina conosce Pier Paolo Pasolini nel 1946, con il quale instaura un rapporto cardine d’amicizia e di collaborazione, proseguito fino alla tragica scomparsa dello scrittore e ancora oltre, grazie ai saggi critici dedicati alla sua opera. Nel 1949 collabora con 13 disegni al libro di poesie Dov’è la mia patria, edito da Academiuta di Casarsa. È Pasolini che nel 1955, in occasione della personale romana del pittore alla Galleria del Pincio, dedica a Zigaina il poemetto Quadri friulani, poi apparso nella raccolta Le ceneri di Gramsci, Milano 1957.
Nel 1968 Zigaina collabora al film di P. P. Pasolini Teorema; nel 1971 a Decameron.
Del 1978 è lo studio di Zigaina: Pasolini e la morte: mito alchimia e semantica del nulla lucente. Scrive ancora Pasolini tra enigma e profezia. Pubblica nel 1992 Pasolini e l’abiura; nel 1995 Hostia: trilogia della morte di P.P. Pasolini e la raccolta di racconti autobiografici Verso la laguna. Marsilio pubblica il pamphlet Un’idea di stile: uno stilo, opera riassuntiva degli studi su Pasolini.

L’evento è organizzato in collaborazione con l’associazione Mitofusina 2 di Luisa Perrero, Associazione sulla Parola Onlus, Editrice Angolo Manzoni.
Il Presidente della Repubblica Napolitano in occasione dell’iniziativa ha conferito all’associazione la gran medaglia al merito per il decennale dell’Aips (2003 – 2013). Con il Patrocinio della Regione Piemonte, Provincia di Torino, Comune di Torino, Comune di Venaria Reale, Circoscrizione 1.
Partner: Circolo dei Lettori, Teatro della Concordia, Cineteatro Baretti, Teatro Stabile di Torino.
Main Sponsor: Reale Mutua Società di Assicurazioni, Eutelsat Italia srl, Spaini & Partners.


La Compagnia Dino Mascia presenta
RUPPEPPÈ
Spettacolo teatrale originale liberamente ispirato alla vita ed alle opere
di Pier Paolo Pasolini

All’interno di questa iniziativa la Compagnia Dino Mascia realizzerà la messa in scena dello spettacolo teatrale originale Ruppeppè, che vedrà convergere al suo interno momenti di poesia, prosa, musica lirica e popolare con aree di Verdi, Rossini e Puccini portando avanti un gioco dissacrante e provocatorio sospeso tra l’essere adulto e bambino, tra ironica commedia e tragedia, tra amore sacro ed amor profano.

Lo spettacolo non ha personaggi veri e propri, bensì compaiono tre idee, che sono i reali personaggi di questa pièce ambientata nel territorio dell’anima degli artisti, nell’insolito contesto di un decadente cinema di periferia. Questa cornice popolare, sporca e laida troverà corrispondenze con il tormentato animo del protagonista, che verrà esplorato e indagato per restituire al pubblico alcuni dei significati più profondi dell’opera-vita di uno dei più amati e criticati scrittori del Novecento.

Testo e regia: Dino Mascia
Interpreti: Dino Mascia, Roberta Indiogia, Siria Capellano, Francesca Russo e Valentina Procopio (cantanti), Alice Enrici (soprano), Enrico Messina (pianoforte), Michele Ruggiero (chitarra)
Scenografie: Alessandro Falanga e Gianmario De Stefanis
Direzione tecnica: Fabrizio Farolfi





PROGRAMMA COMPLETO RASSEGNA

Sabato 9 marzo – Vernissage /Conferenza Stampa al Museo Regionale di Scienze Naturali di Via Giolitti, 36 ore 17.00
Sabato 9 marzo - Presentazione / spettacolo dell’intero progetto culturale presso il “Circolo dei Lettori” - Via Giambattista Bogino 9, Torino ore 21. Ingresso libero
Lunedì 8 aprile Prima proiezione della Rassegna Cinematografica con il Film – Il Decameron – al Cineteatro Baretti, Via Baretti, 4 Torino ore 21
Lunedì 15 aprile Seconda proiezione della Rassegna Cinematografica con il Film – Medea - al Cineteatro Baretti, Via Baretti, 4 Torino ore 21
Venerdì 19 aprile - Prima nazionale dello spettacolo teatrale – Ruppeppè - presso “La Cavallerizza” - Cavallerizza Reale - Via Verdi 9, Torino ore 21
Lunedì 22 aprile – Terza ed ultima proiezione della Rassegna Cinematografica con il Film – Salò o le 120 giornate di Sodoma. Cineteatro Baretti, Via Baretti,4 Torino ore 21
Mercoledì 1 maggio – Cerimonia di chiusura con replica dello spettacolo presso “Teatro della Concordia” di Venaria (TO) - Corso Giacomo Puccini, Venaria Reale (To) ore 21


La rassegna cinematografica al Cineteatro Baretti ha un biglietto d'ingresso di 5 euro, mentre il biglietto dello spettacolo teatrale ha un costo di 6 euro.


Francis Bacon - La visione della condizione umana


Chieti - dal 9 marzo al 5 maggio 2013
Francis Bacon - La visione della condizione umana

FONDAZIONE CARICHIETI - PALAZZO DE MAYO
Largo Martiri Della Libertà 1 (66100)
+39 0871568206
info@fondazionecarichieti.it
www.fondazionecarichieti.it


Francis Bacon (Dublino, 1909 – Madrid, 1992) ha profondamente segnato, con la sua opera, la storia dell’arte del Novecento. Nel 1944, quando la tragedia della Seconda guerra mondiale è ormai manifesta in tutta la sua crudeltà, anche se ancora non sono venuti alla luce gli orrori dei campi di sterminio, lui dipinge Tre studi di figure alla base di una Crocifissione (Tate Gallery, Londra) – la sua prima opera esposta in pubblico, nel 1933, aveva come soggetto la Crocifissione, che Bacon considera un simbolo di crudeltà, “un atto di comportamento dell’uomo”.
orario: dal martedì al venerdì 10 - 13
sabato e domenica 10- 13/ 16- 20
Chiuso tutti i lunedì
Il museo resterà aperto al pubblico, con orario 10- 13/ 16-20, anche nei seguenti giorni festivi:
DOMENICA 31 MARZO, GIOVEDI’ 25 APRILE, MERCOLEDI’ 1 MAGGIO
Visite guidate su appuntamento previa prenotazione obbligatoria
(possono variare, verificare sempre via telefono)

biglietti: free admittance
vernissage: 9 marzo 2013. h 18
editore: ALLEMANDI
ufficio stampa: KU.RA ROSI FONTANA
curatori: Sandro Parmiggiani
autori: Francis Bacon
note: Conferenza stampa e preview: sabato 9 marzo 2013 ore 11.30
genere: arte contemporanea, personale
web: www.fondazionecarichieti.it

comunicato stampa 
Francis Bacon (Dublino, 1909 – Madrid, 1992) ha profondamente segnato, con la sua opera, la storia dell’arte del Novecento. Nel 1944, quando la tragedia della Seconda guerra mondiale è ormai manifesta in tutta la sua crudeltà, anche se ancora non sono venuti alla luce gli orrori dei campi di sterminio, lui dipinge Tre studi di figure alla base di una Crocifissione (Tate Gallery, Londra) – la sua prima opera esposta in pubblico, nel 1933, aveva come soggetto la Crocifissione, che Bacon considera un simbolo di crudeltà, “un atto di comportamento dell’uomo”. Immediatamente quelle sue contorte, mostruose figure (nella disposizione tipica dei suoi trittici, con un’immagine centrale e due laterali che guardano verso il centro), che si protendono in una sorta di urlo disperato – figure contese tra l’umano e il bestiale che in un qualche modo ci ricordano le forme di Picasso, fino a Guernica –, diventano emblema di ogni atrocità, dolore e solitudine della condizione umana, perennemente segnata dalla violenza, e si affermano nel panorama internazionale. I riconoscimenti non tardano ad arrivare per questo artista sensibile e riservato, e tra gli altri ricordiamo: nel 1954, la partecipazione, nel padiglione inglese, alla Biennale di Venezia; nel 1962, la prima mostra antologica alla Tate Gallery di Londra (che gli dedicherà una seconda esposizione nel 1985) e quella alla Galleria d’Arte Moderna di Torino (in Italia Bacon viene presentato, a partire dal 1958, da varie gallerie: Galatea di Torino, L’Ariete di Milano, l’Obelisco di Roma, Toninelli di Milano, Marlborough di Roma); nel 1963-64 la retrospettiva al Guggenheim Museum di New York; nel 1971-72 la mostra Grand Palais di Parigi, e poi alla Kunsthalle di Düsseldorf – Parigi gli dedicherà, nel 1996, una memorabile mostra al Centre Pompidou –; infine, la mostra antologica al Palazzo Reale di Milano nel 2008.
L’esposizione di 54 opere grafiche (litografie e acqueforti-acquetinte) di Bacon, realizzate tra il 1966 e il 1991, appartenenti a una collezione milanese, ci consentono di ripercorrere la poetica dell’artista e di misurarci con il viluppo di sentimenti che lo guida nella realizzazione delle sue opere: “vorrei che i miei quadri apparissero come se un essere umano fosse passato su di essi… lasciando una scia di umana presenza e tracce mnemoniche di eventi passati”. Tutti i soggetti del suo lavoro – che spesso vanno in scena in uno spazio teatrale, claustrofobico, magari su nudi tavolati o davanti a quinte, schiacciati da una invisibile pressione dello spazio che li circonda – sono rappresentati: dalla rivisitazione dell’Innocenzo X di Vélazquez e dell’Autoritratto di Van
FRANCIS BACON
La visione della condizione umana
A cura di Sandro Parmiggiani
Palazzo de’ Mayo, Chieti - S.E.T. Spazio Esposizioni Temporanee
Fondazione Carichieti - 9 marzo - 5 maggio 2013
Gogh; dalla serie delle tauromachie agli studi dei corpi umani (magari raffigurati mentre sono impegnati nella lotta) e di particolari del loro progressivo sfacelo, della loro incipiente dissoluzione; dagli autoritratti (nei quali Bacon pare intento a rappresentare il divenire del proprio aspetto, giacché amava citare spesso una frase di Cocteau: “ogni giorno nello specchio contemplo l’opera della morte”) ai ritratti di amici e di persone colte negli atti quotidiani. Benché si tratti di opere tratte – come è avvenuto, e avviene, per altri grandi artisti – da dipinti, e realizzate attraverso le tecniche della litografia e dell’acquaforte-acquatinta, queste opere svelano i motivi prevalenti del lavoro di Bacon, la sua idea della rappresentazione, in termini di una figurazione e di un realismo del tutto peculiari, che lui ha portato avanti – ricordiamo, a questo proposito, la grande influenza che Bacon ebbe, negli anni Cinquanta e nei primi anni Sessanta, sulla cosiddetta “nuova figurazione” internazionale e il ruolo primario giocato in quella che è stata definita “la Scuola di Londra” –, e le fonti del suo immaginario. Da questo punto di vista, anche sulla base dello studio sulle fonti di Bacon elaborato da Michael Peppiatt, numerosi sono i riferimenti: la pittura (Cimabue, Piero della Francesca, Grünewald, le forme nude e contorte di Michelangelo, Rembrandt, Vélazquez, Goya, Van Gogh, il Monet delle Ninfee, la rappresentazione del movimento fatta dai futuristi, Picasso, Matisse); la fotografia (Muybridge per i corpi in movimento, le immagini di pugili e di atleti, le fotografie mediche, con particolare riferimento a quelle che mostrano certe malattie della pelle, le immagini delle posizioni dei corpi suggerite dai manuali delle radiografie, fotogrammi de La corazzata Potëmkin di Ejzenstein e fotografie di guerra, le immagini di due emblemi del male, come Himmler e Goebbels, che Bacon teneva appese nello studio); la letteratura (la tragedia greca, Shakespeare, le lettere di Van Gogh, La terra desolata di T.S. Eliot, alcune poesie di Yeats). Qualunque sia la fonte segreta delle sue opere, manifesta è l’intenzione dell’autore: fare vivere a colui che guarda l’esperienza del confronto con quella che lui ritiene l’essenza della condizione umana, provocando in lui una reazione catartica, di coinvolgimento emotivo.
L’esposizione – ideata da Alfredo Paglione e promossa e organizzata dalla Fondazione Carichieti – è accompagnata da un catalogo, edito da Allemandi, con testi di Achille Bonito Oliva, Sandro Parmiggiani (curatore della mostra e del catalogo) e brani tratti dal testo introduttivo al Catalogue raisonné de l’oeuvre graphique di Bruno Sabatier, pubblicato nel 2012.
Ufficio

lunedì 4 marzo 2013

Tiziano


Roma - dal 4 marzo al 16 giugno 2013
Tiziano

SCUDERIE DEL QUIRINALE
Via XXIV Maggio 16 (00187)
+39 0639967500 , +39 06696271
info@scuderiequirinale.it
www.scuderiequirinale.it


Il Concerto e la Bella di Palazzo Pitti, la Flora degli Uffizi, la Pala Gozzi di Ancona, il Ritratto di Paolo III senza camauro e la Danae di Capodimonte, l’Uomo con il guanto del Louvre, il Carlo V con il cane e l'Autoritratto del Prado o lo Scorticamento di Marsia di Kromeriz sono solo alcune delle opere più conosciute di Tiziano che saranno esposte alle Scuderie del Quirinale, dal 5 marzo al 16 giugno 2013, nella rassegna dedicata al grande artista veneto a cura di Giovanni C. F. Villa.
orario: da domenica a giovedì dalle 10.00 alle 20.00; venerdì e sabato dalle 10.00 alle 22.30.
L’ingresso è consentito fino a un’ora prima della chiusura
(possono variare, verificare sempre via telefono)

biglietti: Intero: € 12.00 - Ridotto: € 9.50
vernissage: 4 marzo 2013.
editore: SILVANA EDITORIALE
curatori: Giovanni C. F. Villa
autori: Tiziano
note: PREVIEW STAMPA Lunedì 4 marzo alle ore 12:30
genere: arte antica
email: ufficio.stampa@palaexpo.it

comunicato stampa 
Tiziano veramente è stato il più eccellente di quanti hanno dipinto:
poiché i suoi pennelli sempre partorivano espressioni di vita (Marco Boschini, 1674)
Il Concerto e la Bella di Palazzo Pitti, la Flora degli Uffizi, la Pala Gozzi di Ancona, il Ritratto di Paolo III senza camauro e la Danae di Capodimonte, l’Uomo con il guanto del Louvre, il Carlo V con il cane e l'Autoritratto del Prado o lo Scorticamento di Marsia di Kromeriz sono solo alcune delle opere più conosciute di Tiziano che saranno esposte alle Scuderie del Quirinale, dal 5 marzo al 16 giugno 2013, nella rassegna dedicata al grande artista veneto a cura di Giovanni C. F. Villa.
Una mostra concepita per concludere idealmente l'ampio progetto di rilettura della pittura veneziana e di riflessione sul ruolo cardine che essa ha avuto nel rinnovamento della cultura italiana ed europea. Un percorso che le Scuderie del Quirinale hanno sviluppato analizzando l'opera dei protagonisti della rivoluzione pittorica moderna - da Antonello da Messina a Giovanni Bellini, da Lorenzo Lotto a Tintoretto - di cui Tiziano è testimonianza finale e altissima quale artista europeo per eccellenza.
Venezia celebrò Tiziano in una fondamentale retrospettiva a Cà Pesaro nel 1935, impressa nella memoria delle mostre esemplari, e nel 1990 a Palazzo Ducale. Trascorsi più di vent’anni dall’ultima monografica, e dopo esposizioni che hanno indagato le diverse fasi della carriera del pittore, le Scuderie del Quirinale rendono omaggio a uno dei massimi interpreti del Cinquecento europeo con una mostra che ne evidenzia l’intero arco d’attività. Attraverso le 40 opere esposte sarà possibile ripercorrere i tratti salienti dell'inarrestabile ascesa del pittore italiano: dagli esordi veneziani in seno alle botteghe di Giovanni Bellini e Giorgione all'autonomia acquisita con le grandi tele per i dogi, gli Este e i Della Rovere fino ad arrivare alle committenze imperiali di Carlo V e poi del figlio Filippo II. Decennio per decennio, l'intera carriera sarà rappresentata sottolineando il magistrale senso del colore e l'evoluzione di una pennellata capace di travalicare i limiti dell'immaginario pittorico.
Mediante confronti iconografici - tra i molti, emblematico, quello tra la Crocifissione della chiesa dei domenicani di Ancona, il Crocifisso dell'Escorial di Madrid e il frammento di Crocifissione oggi alla Pinacoteca Nazionale di Bologna - si potrà percepire direttamente la novità d'impostazione e la grammatica compositiva del Maestro, in un’esposizione attenta a narrarne non solo la fondamentale dimensione di pittore religioso, ma anche la complessa attività di ritrattista della nobiltà del tempo. Una mostra ideata - grazie al sostegno e ai prestiti delle massime istituzioni museali italiane e straniere - per far comprendere al grande pubblico l'eccezionalità di un Tiziano capace di accordare "la grandezza e terribilità di Michel Agnolo, la piacevolezza e venustà di Raffaello, et il colorito proprio della Natura", secondo l'immagine del poligrafo contemporaneo Ludovico Dolce, suo
grande estimatore. Un vero e proprio ‘viaggio della visione’ che svelerà quella stupefacente tecnica tizianesca già ammirata da Giorgio Vasari quando osservava come le prime opere del maestro veneto fossero “condotte con una finezza e diligenza incredibile, e da essere vedute da presso e da lontano; le ultime, condotte di colpi, tirate via di grosso e con macchie (..) e di lontano appariscono perfette”.
Ad accompagnare il percorso espositivo, gli esiti dell'ampia campagna di analisi scientifiche che ha interessato gran parte della produzione dell'artista. Compiute dal Centro di Ateneo di Arti Visive dell'Università degli Studi di Bergamo, le indagini hanno offerto risultati di assoluto rilievo per riuscire a definire i rapporti tra opere autografe e opere di bottega e per documentare compiutamente l'evoluzione tecnica di Tiziano, a partire dagli anni della sua formazione.
Il catalogo scientifico è edito da Silvana Editoriale con i contributi di alcuni fra gli studiosi più riconosciuti del grande maestro veneto.
Il Laboratorio d’arte propone per bambini e ragazzi fino agli 11 anni, a partire da domenica 10 marzo, Tono su Tono, visita e laboratorio. In mostra per raccontare il percorso del “Divin Pittore”, dai contrasti di colore che caratterizzano i ritratti, fino ai lavori degli ultimi anni, dipinti con le dita. In laboratorio la materia pittorica diventa protagonista di una riflessione sul colore: rapporti, interazioni e mescolanze. (informazioni: www.scuderiequirinale.it; didattica.sdq@palaexpo.it).
Info:
Scuderie del Quirinale
Via XXIV Maggio 16, Roma
Orario
Da domenica a giovedì dalle 10.00 alle 20.00
venerdì e sabato dalle 10.00 alle 22.30
Informazioni, prenotazioni, visite guidate e laboratorio d'arte:
Tel. 06 39967500 - www.scuderiequirinale.it
Biglietti:
Intero € 12,00
Ridotto € 9,50
Ufficio Stampa Azienda Speciale Palaexpo:
Piergiorgio Paris tel. 06 48941206; e-mail p.paris@palaexpo.it
Segreteria: Dario Santarsiero tel.0648941205; e-mail d.santarsiero@palaexpo.it

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