venerdì 25 maggio 2012

Franco Rognoni - Il diario del mondo

Rovagnate (LC) - dal 26 maggio al 16 giugno 2012
Franco Rognoni - Il diario del mondo

PARCO DI MONTEVECCHIA

Via Spiazzo 50b (23888)
Spiazzo
+39 3396203389
mesopicacontemporanea@gmail.com


Franco Rognoni ha dipinto il diario del mondo. Osservando l'insieme delle sue opere viene in mente un grande libro della vita in cui l’artista, con quella immediatezza lontana dalla letteratura che hanno appunto i diari, ha scritto la cronaca dei giorni, esplorando la complessità dei linguaggi. Pochi pittori come lui hanno saputo toccare tanti
registri, modulare tanti accenti, alternando i toni lirici a quelli sarcastici, i temi erotici a quelli visionari,
le descrizioni elegiache e commosse a quelle ilari e festose. Solo il tono solenne gli è estraneo: non per
impossibilità linguistica ma per rifiuto filosofico, perchè Rognoni sa, con Nietzsche e Palazzeschi, ma anche
con Chagall, de Pisis e Licini, che "nulla di ciò che è umano è degno di essere preso troppo sul serio".
orario: su appuntamento
(possono variare, verificare sempre via telefono)

vernissage: 26 maggio 2012. h 16.30
curatori: Elena Pontiggia
autori: Franco Rognoni
genere: arte contemporanea, personale


comunicato stampa
Franco Rognoni ha dipinto il diario del mondo. Osservando
l'insieme delle sue opere viene in mente un grande libro della
vita in cui l’artista, con quella immediatezza lontana dalla
letteratura che hanno appunto i diari, ha scritto la cronaca
dei giorni, esplorando la complessità dei linguaggi. Pochi pittori come lui hanno saputo toccare tanti
registri, modulare tanti accenti, alternando i toni lirici a quelli sarcastici, i temi erotici a quelli visionari,
le descrizioni elegiache e commosse a quelle ilari e festose. Solo il tono solenne gli è estraneo: non per
impossibilità linguistica ma per rifiuto filosofico, perchè Rognoni sa, con Nietzsche e Palazzeschi, ma anche
con Chagall, de Pisis e Licini, che "nulla di ciò che è umano è degno di essere preso troppo sul serio".
Con la sua grafia lieve e corsiva, con la sua scrittura volatile e retrattile tessuta in una trama luminosa,
Rognoni dipinge tutta l’esistenza, capitolo per capitolo. Questa antologica, organizzata con passione
da Claudio Pestalozza, esplora la sua dimensione più lirica, ma le mostre potrebbero moltiplicarsi senza
esaurire la personalità espressiva di questo artista enciclopedico. Anche se la sua, si intende, non è
un'enciclopedia illuminista e razionale, ma un'enciclopedia de li vizi umani e de li errori, e insieme un
repertorio della fantasia, un catalogo dei sogni.
Nei quadri di Rognoni incontriamo città che hanno la leggerezza dei nidi di rondine e sembrano nate da un
intreccio di paglie e fili d'erba; ritratti in cui la linea si annoda, si impenna, stride e irride, e alla fine cattura
l'anima di volti e corpi; spazi cosmici attraversati da pentagrammi e note musicali scritte nel firmamento.
E, ancora, lune e violini, bambine e ninfe, demoni ed enigmi, nature morte senza peso e nature vive senza
tempo. Oppure viaggi al termine della notte e, all’opposto, viaggi nell’aurora, voli nei labirinti della psiche,
incursioni nell'oltre e nell'altrove. Tutte queste cose e mille altre si rivelano nei suoi quadri: in pochi
centimetri che diventano illimitati o in stesure gigantesche che vanno osservate millimetro per millimetro.
Amatissimo da coloro che lo conoscono, Rognoni è un artista che non è ancora conosciuto come dovrebbe.
Ma forse è il destino degli artisti che hanno compreso tanto, quello di essere compresi a fatica.
Elena Pontiggia


Fredrik Vaerslev - Sunny Side Up

FREDRIK VAERSLEV
Untitled, 2012

Roma - dal 25 maggio all'otto settembre 2012
Fredrik Vaerslev - Sunny Side Up

INDIPENDENZA STUDIO

Via Dei Mille 6 (00185)
+39 0644703249
caterina@indipendenzastudio.com
www.indipendenzastudio.com


Indipendenza Studio is pleased to present Sunny Side Up, Fredrik Værslev’s first solo exhibition in Italy. In his latest body of work, Fredrik Værslev has turned his attention to an often overlooked, yet all-pervasive component of the visual grammar and basic iconography of suburbia.
orario: da martedì a venerdi dalle 11 alle 19
(possono variare, verificare sempre via telefono)

biglietti: free admittance
vernissage: 25 maggio 2012. h 18
autori: FREDRIK VÆRSLEV
genere: arte contemporanea, personale




Andy Warhol - I want to be a machine

Otranto (LE) - dal 26 maggio al 30 settembre 2012
Andy Warhol - I want to be a machine

CASTELLO ARAGONESE

Via Castello (73028)


La mostra, attraverso circa cinquanta opere provenienti da collezioni private italiane e prodotte da Andy Warhol con la tecnica meccanica della serigrafia, presenta i temi fondanti dell'estetica dell’artista statunitense scomparso nel 1987: mito bellezza-successo (Marilyn), consumismo (Campbell's Soup), simboli tragici (Electric Chair). Inoltre, saranno esposte opere significative come la serie dei Flowers, il Vesuvio (realizzato in occasione del suo soggiorno napoletano grazie al gallerista Lucio Amelio), i simboli del potere (Falce e Martello, Dollar Sign) e altre ancora
orario: Aperta tutti i giorni: maggio 10-13 / 15-19; giugno e settembre 10-13 / 15-22; luglio e agosto 10-24
(possono variare, verificare sempre via telefono)

biglietti: intero € 7; ridotto € 4
vernissage: 26 maggio 2012. ore 18
ufficio stampa: press@orione.biz
curatori: Gianni Mercurio
autori: Andy Warhol
genere: arte contemporanea, personale, disegno e grafica
email: callcenter@sistemamuseo.it
web: www.warholotranto.it


comunicato stampa

ANDY WARHOL
I WANT TO BE A MACHINE
La mostra, a cura di Gianni Mercurio, attraverso circa cinquanta opere provenienti da collezioni private italiane e prodotte dall’artista americano con la tecnica meccanica della serigrafia, presenta i temi fondanti della sua estetica. Le sale del Castello ospiteranno Marilyn, Campbell's Soup, Electric Chair, Falce e Martello, Dollar Sign e molte altre opere. Summer Pop è invece il titolo degli eventi collaterali a cura di Raffaela Zizzari.




Il Castello Aragonese di Otranto, dopo aver accolto all’interno delle sue possenti mura oltre 150mila visitatori con le mostre di Joan Mirò, Pablo Picasso e Salvador Dalì, dal 27 maggio al 30 settembre 2012 ospita le opere di Andy Warhol, il principe della pop art americana.

“Andy Warhol. I want to be a machine”, a cura di Gianni Mercurio, sarà inaugurata il 26 maggio alle ore 18.00 e apre la quarta stagione artistica del Castello di Otranto, contenitore culturale gestito dall’Agenzia di Comunicazione Orione di Maglie e dalla Società Cooperativa Sistema Museo di Perugia, con la direzione dell’architetto Raffaela Zizzari.

La mostra, attraverso circa cinquanta opere provenienti da collezioni private italiane e prodotte da Andy Warhol con la tecnica meccanica della serigrafia, presenta i temi fondanti dell'estetica dell’artista statunitense scomparso nel 1987: mito bellezza-successo (Marilyn), consumismo (Campbell's Soup), simboli tragici (Electric Chair). Inoltre, saranno esposte opere significative come la serie dei Flowers, il Vesuvio (realizzato in occasione del suo soggiorno napoletano grazie al gallerista Lucio Amelio), i simboli del potere (Falce e Martello, Dollar Sign) e altre ancora.

Summer Pop. Omaggio a Andy Warhol, è, invece, il titolo del programma degli eventi collaterali alla grande mostra. La rassegna degli eventi collaterali del Castello Aragonese di Otranto, giunta alla terza edizione, ha registrato importanti risultati non solo per i visitatori che hanno apprezzato le singole mostre e gli eventi ma anche per gli artisti, i designer e le aziende che traggono una concreta opportunità di incontro e di promozione. Summer Pop continua il percorso di marketing innovativo intrapreso nel 2009 con la nuova direzione artistica del castello, amplificando l’attrattività e l’offerta culturale della Città di Otranto e dell’intero territorio del Salento.

La mostra è aperta tutti i giorni
Orari: maggio 10-13 / 15-19; giugno e settembre 10-13 / 15-22; luglio e agosto 10-24.
Ticket d’ingresso: intero € 7,00; ridotto € 4,00 (6-14 anni, oltre 65 anni, scolaresche, diversamente abili e relativi accompagnatori, gruppi superiori a 20 unità, convenzioni attive). Titolari Otranto Card: intero € 6,00; ridotto € 4,00;
Visita guidata individuale alla mostra + castello a orari prestabiliti (in italiano):
• tutti i giorni luglio e agosto ore 17:00 – 18:00 – 19:00; 2,00 euro + ticket d’ingresso
Visita guidata di gruppo su prenotazione (in italiano, inglese o francese)
• solo mostra: gruppi 80,00 euro + ticket d’ingresso; scuole 60,00 euro + ticket d’ingresso
• mostra + castello: gruppi 100,00 euro + ticket d’ingresso; scuole 80,00 euro + ticket d’ingresso
Info e prenotazioni: 199.151.123* – callcenter@sistemamuseo.it - www.warholotranto.it
* Costo della chiamata da telefono fisso di Telecom Italia: 10 centesimi al minuto IVA inclusa senza scatto alla risposta, tutti i giorni, 24/24 h. Per chiamate originate da altro operatore i prezzi sono indicati dal servizio clienti dell’operatore utilizzato.



Emilio Notte

Napoli - dal 25 maggio al 14 luglio 2012
Emilio Notte

ACCADEMIA DI BELLE ARTI

Via Santa Maria Di Costantinopoli 107 (80138)
+39 081 444245 , +39 081 444245 (fax)
info@accademianapoli.it
www.accademianapoli.it


L'evento rappresenta il quarto appuntamento della rassegna I Maestri, nata dalla volontà di approfondire la conoscenza di quegli artisti che hanno insegnato o si sono formati nell'istituto partenopeo, contribuendo con la loro opera al rinnovamento dell’arte napoletana
vernissage: 25 maggio 2012. ore 11.30
curatori: Giovanna Cassese, Aurora Spinosa
autori: Emilio Notte
genere: arte contemporanea, personale



comunicato stampa
Dopo le esposizioni di Guido Tatafiore, Domenico Spinosa, e Augusto Perez l'Accademia di Belle Arti di Napoli presieduta dal prof. Sergio Sciarelli e diretta dalla prof.ssa Giovanna Cassese presenta negli spazi della Galleria dell'Accademia la mostra personale di Emilio Notte a cura di Giovanna Cassese e Aurora Spinosa. L'evento espositivo che avrà luogo dal 25 maggio al 14 luglio 2012, rappresenta il quarto appuntamento della rassegna I Maestri, nata dalla volontà di approfondire la conoscenza di quegli artisti che hanno insegnato o si sono formati nell'istituto partenopeo, contribuendo con la loro opera al rinnovamento dell’arte napoletana. Artisti sempre attenti e pronti a sperimentare nuove forme di comunicazione, nuove tecniche e materiali diversi, in linea con quanto veniva realizzandosi altrove sul territorio italiano, europeo o, finanche, oltreoceano.



Davide Stasino- Fire/Ash

Napoli - dal 25 maggio al 15 luglio 2012
Davide Stasino- Fire/Ash

THE APARTMENT

Vico Belledonne A Chiaia 6 (80121)
info@theartapartment.com
www.theartapartment.com
Se il fuoco è la prima traccia di civiltà che Prometeo dona all’umanità, permettendole di plasmare e trasfigurare il mondo, la cenere ne è il risultato : Fire/Ash. Fuoco/Cenere. Fire/Ash. Energia vitale/Nichilismo romantico. Fire/ Ash.
orario: Su appuntamento
(possono variare, verificare sempre via telefono)
biglietti: free admittance
vernissage: 25 maggio 2012. h 18.30
catalogo: in galleria. a cura di Mario Franco
autori: Davide Stasino
genere: arte moderna e contemporanea, personale

comunicato stampa
Comunicato stampa

Se il fuoco è la prima traccia di civiltà che Prometeo dona all’umanità, permettendole di plasmare e trasfigurare il mondo, la cenere ne è il risultato : Fire/Ash. Fuoco/Cenere. Fire/Ash. Energia vitale/Nichilismo romantico. Fire/Ash. Vita/ Morte. “Fire/Ash” è il titolo della mostra personale di Davide Stasino .

Davide Stasino, classe 1978, è un giovane pittore e videomaker napoletano nato dalla scuola di Gianni Pisani e maturato in atipiche esperienze tra manipolazioni “Post Human” e l’uso tradizionale della pittura. In questa esposizione, oggetto dei suoi dipinti è ancora una volta il corpo, unica forma di vera attrazione e di mistero per l’artista: “non mi interessa dipingere altro, perché tutto è dentro di noi”.

“Davide Stasino sembra ossessionato dal tema del corpo, che esplora con modalità espressionista e con indubbio talento figurativo(…).Ogni organo, ogni muscolo, ogni arto, astratto dal suo contesto e rimodellato dalla pittura, acquista un valore simbolico che rimanda al potenziale vitale che si cela oltre le apparenze di lividi corpi deformati e "destrutturati" nella loro composizione atomica, come fatti di un denso ma aereo pulviscolo, ritratti in un gioco di rimandi esoterici provenienti da un repertorio iconologico che non disdegna l'universo punk, cinematografico e fumettistico” , spiega il giornalista Mario Franco nel testo critico “Davide Stasino, tra reale e immaginario” .

I dipinti dell’artista sono racconti di corpi, fuoco e cenere (Fire /Ash), ritratti di un uomo incerto, enigmatico, potenziale.


Brian Marki - Iris

Mantova - dal 26 maggio al 24 giugno 2012
Brian Marki - Iris

ERREPI ARTE

Via Dell'Accademia 17 (46100)
+39 0376366027
info@errepiarte.com
www.errepiarte.com


Profuma di fiori la galleria grazie all'arte di Brian Marki. L'artista ha rivestito gli spazi con i suoi acquerelli un soggetto delicato quanto evocativo. Iris, questi fiori assumono un valore tanto positivo quanto profondo. come è noto simboleggiano infatti fiducia, saggezza, amicizia e speranza.
orario: da martedi a venerdi ore 10-12,30 e 16-19.30
sabato e domenica ore 10-12.30 e 16-20
(possono variare, verificare sempre via telefono)
biglietti: free admittance
vernissage: 26 maggio 2012. ore 18
catalogo: in galleria. a cura di Paola Artoni, Grafiche Publi Paolini
curatori: Paola Artoni
autori: Brian Marki
genere: arte moderna e contemporanea, arte contemporanea, personale, arte moderna


comunicato stampa

Galleria Errepi Arte – Mantova
Sabato 26 maggio 2012 ore 18.00
Brian Marki “Iris”




Profuma di fiori la Galleria Errepi Arte grazie all'arte di Brian Marki. L'artista statunitense, diplomato in Belle Arti al California College of Art nel 1984, già protagonista di importanti personali allestite in California e in Oregon, ha scelto per il suo esordio italiano gli spazi di via Accademia. Spazi che Marki ha rivestito con i suoi acquerelli dedicati a un soggetto delicato quanto evocativo: gli Iris. “Iris”, termine che deriva dal greco e che si riferisce all'arcobaleno, è infatti il titolo scelto per questo nuovo ciclo pittorico che sarà inaugurato sabato 26 maggio 2012 alle ore 18.00 e che proseguirà sino al 24 giugno.
Come racconta Paola Artoni, alla quale è affidata la presentazione critica nel catalogo Publi Paolini che accompagna l'evento, questi fiori “assumono un valore tanto positivo quanto profondo: come è noto simboleggiano infatti la fiducia, la saggezza, l'amicizia e la speranza. Valori che sono necessari come l'aria per i nostri tempi confusi. Corre alla mente la definizione della cultura cinese che li definisce “farfalle porpora”, capaci di librarsi al fluttuare del vento”. Il tema degli Iris è espresso con una tecnica difficile e complessa come l'acquerello che “non permette ripensamenti e che chiede al colore di lasciarsi sciogliere nell'acqua e di diventare un tuttuno. Gli iris diventano così nella pittura di Marki ancora più leggeri e fluidi, capaci di trasmettere la quiete di chi si affida all'essenza più pura della vita, da difendere sempre con saggia determinazione e speranza”.


Brian Marki è nato a Fresno (California) il 31 marzo 1957. Si è diplomato in Belle Arti al California College of Art nel 1984. Al 1976 risale la sua prima personale, allestita al Van Ness Village di Fresno (seguita nel 1978 e nel 1979 dalle edizioni del Fresno Community College Print Survey Show). Dal 1982 ha partecipato a numerose mostre personali (allestite al Fresno Art Center Museum; al California College of Art di Oakland; al Gregory Ghent Fine Art di San Francisco; all'Oakland Art Museum; al Banaker Gallery di Walnut Creek, California; all'Art Space di Oakland; al Valley Street Studio di Oakland; alla 23rd Street Gallery di Oakland; all'Art Etcetera di San Francisco; al St John's Studio di Portland; al Survey Show di Portland; al Broadway Studio di Portland) e collettive (nel 1993 al River Street Studios e nel 1996 al Broadway Studio, di Portland in Oregon). Nel 1997 ha partecipato a numerose mostre allestite nel Northwest e nel Weast Coast degli Stati Uniti e la mostra allestita alla “Errepi Arte” di Mantova segna il ritorno all'attività espositiva dopo cinque anni.

Elenco delle mostre:
1976 - Fresno California, Van Ness Village.
1978 - Fresno California, Fresno Community College Print Survey Show.
1979 - Fresno California, Fresno Community College Print Survey Show.
1982 - Fresno California, Fresno Art Center Museum.
1983 - Oakland, California, California College of Art.
1984 - Oakland, California, California College of Art.
1985 - San Francisco, California, Gregory Ghent Fine Art.
- Oakland, California, Oakland Art Museum.
1986 - Walnut Creek, California, Banaker Gallery.
1987 - Oakland, California, Art Space.
- Oakland, California, Valley Street Studio.
1988 - Oakland, California, Valley Street Studio.
1989 - Oakland, California, 23rd Street Gallery.
- Oakland, California, Valley Street Studio.
1990 - San Francisco, California, Art Etcetera.
- Oakland, California, Valley Street Studio.
1991 - Oakland, California, Valley Street Studio.
1993 - Portland, Oregon, Group Show at the River Street Studios.
1994 - Portland, Oregon, St John's Studio.
1995 - Portland, Oregon, Survey Show.
1996 - Portland, Oregon, Broadway Studio.
1997 - Portland, Oregon, Broadway Studio.

Errepi Arte
Via Accademia, n. 17 - 46100 Mantova
Inaugurazione della personale di Brian Marki “Iris”
Sabato 26 maggio 2012 ore 18.00
Presentazione a cura di Paola Artoni
Sino al 24 giugno 2012
Apertura al pubblico:
- dal martedì al venerdì dalle ore 10.00 alle 12.30 e dalle 16.00 alle 19.30
- sabato e domenica dalle ore 10.00 alle 12.30 e dalle 16.00 alle 20.00
- e su appuntamento: cel. 347-2638068
Per informazioni: tel. 0376-366027, Fax 0376-310998, info@errepiarte.com;
Comunicato stampa, biografie e immagini su:
www.errepiarte.com, www.errepiarte.it

*

Iris: l’arcobaleno di Brian Marki
Paola Artoni

Viaggio senza tempo per Brian Marki. L’artista statunitense si libera dalle costrizioni delle mode e da un contesto che esalta sempre più la tecnologia rispetto alla manualità facendosi giardiniere della pittura. Il tema scelto per questa sua prima mostra italiana è quello delicato quanto affascinante degli iris. Sono questi fiori che assumono un valore tanto positivo quanto profondo: come è noto simboleggiano infatti la fiducia, la saggezza, l’amicizia e la speranza. Valori che sono necessari come l’aria per i nostri tempi confusi. Corre alla mente la definizione della cultura cinese che li chiama “farfalle porpora”, capaci di librarsi al fluttuare del vento, e la considerazione degli iris come talismani per i guerrieri dell’Asia orientale che li facevano decorare sulle proprie armature.
Ma Brian esce ancora più dagli schemi scegliendo una tecnica pittorica complessa come l'acquerello che non permette ripensamenti e che chiede al colore di lasciarsi sciogliere nell'acqua e di diventare un tutt’uno con essa. Gli iris diventano così nella pittura di Marki ancora più leggeri e fluidi, capaci di trasmettere la quiete di chi si affida all'essenza più pura della vita, da difendere sempre con saggia determinazione e speranza. Non deve essere sfuggito all’artista il significato del nome del fiore, che deriva dal greco e che si riferisce all’arcobaleno (creato dalla dea Iris, la splendida fanciulla messaggera degli dei, che al suo velocissimo passaggio lasciava con le sue vesti una scia luminosa). Nell’arcobaleno si ritrova racchiuso l’universo, con i suoi colori che raccontano tutte le increspature dell’animo umano. L’acquerello è in effetti tutto questo: luce liquida di pittura, sfumatura senza fine della morbidezza dei petali che negli iris vestono il bianco (simbolo di purezza), le varianti del viola (simbolo di sapienza), la gamma dei blu (allusione alla fede e alla speranza). Osservando gli iris di Brian vengono alla mente quelli dipinti tra il 1889 e il 1890 da Van Gogh, traboccanti di colore porpora e ispirati nella composizione dalle stampe giapponesi, ma anche i giardini sontuosi di Claude Monet, dove gli iris sono gialli e dolcemente violetti. In Brian si ritrova un “taglio” della composizione che trasforma gli iris in personaggi assoluti, colti nel primo piano, ma certamente diversa è la concezione della pittura che, alla materia di Van Gogh e Monet, preferisce la trasparenza liquida. Se si deve cercare una simile visione ravvicinata e sensuale si deve piuttosto ricordare l’esperienza della statunitense Georgia O’Keeffe che, con i suoi iris, riempie la tela con energia esplosiva. Davvero Brian regala a tutti noi un bouquet di conforto e di speranza per i giorni presenti e per quelli che verranno.


Max Marra - Orizzonte senza approdo

Cosmos Blu, 2008 Tecnica mista su tela

Maccagno (VA) - dal 26 maggio all'otto luglio 2012
Max Marra - Orizzonte senza approdo

CIVICO MUSEO PARISI VALLE

Via Leopoldo Giampaolo 1 (21010)
+39 0332561202 , +39 0332562507 (fax)
info@museoparisivalle.it
www.museoparisivalle.it


Il Civico Museo di Maccagno, dopo le mostre istituzionali “Premio Maccagno” e “Acquisizioni 2011”, riprende la programmazione dedicata a singole personalità emergenti nel panorama artistico odierno.L’attenzione ora si rivolge a Max Marra, artista noto a livello nazionale,residente a Monza.
orario: da giovedì alla domenica
ore 10-12 e 15-19
(possono variare, verificare sempre via telefono)
biglietti: free admittance
vernissage: 26 maggio 2012. ore 17.30
catalogo: in galleria. a cura di Claudio Rizzi
curatori: Claudio Rizzi
autori: Max Marra
patrocini: Comune di Maccagno
Provincia di Varese
Regione Lombardia
genere: arte moderna e contemporanea, personale


comunicato stampa

Maccagno (VA), Civico Museo Parisi Valle
via Leopoldo Giampaolo, 1
giovedì,venerdì, sabato e domenica 10.00-12.00/15.00-19.00
ingresso gratuito

Inaugurazione sabato 26 maggio 2012 ore 17.30

Il Civico Museo di Maccagno, dopo le mostre istituzionali “Premio Maccagno” e “Acquisizioni 2011”, riprende la programmazione dedicata a singole personalità emergenti nel panorama artistico odierno.
Si rinnova e si ribadisce dunque l’indirizzo monografico rivolto a figure preminenti nella contemporaneità in Lombardia che ha condotto in precedenza allo svolgimento di mostre personali dedicate a Longaretti, Schiavocampo, Brusamolino, Ossola, Pedretti ed altre iniziative ancora precedenti.
L’attenzione ora si rivolge a Max Marra, artista noto a livello nazionale, residente a Monza, presente in numerose occasioni in rassegne istituzionali, recentemente protagonista di una mostra antologica tenutasi al Museo d’Arte Contemporanea di Lissone.
Nato a Paola in provincia di Cosenza, nel 1950, trasferitosi ventenne a Monza, Marra, in parallelo al percorso di insegnamento nella Scuola Statale, ha svolto un’intensa attività artistica, costellata da rilevanti esposizioni tenutesi in ambito pubblico e privato, lineari nella coerenza e nella continuità.
L’espressività di Marra si colloca a pieno diritto nel progetto attuate dal Civico Museo di Maccagno e riferito alla documentazione e alla comprensione dei linguaggi della contemporaneità.
Basata su fondamenta di solido impianto tradizionale con piena padronanza del disegno e della pittura, la personalità di Marra si rivolge al clima informale, liberando la suggestione e facendo perno sui concetti di memoria ed evocazione.
Dagli anni ‘80 il lavoro di Marra ruota intorno all’uomo, al senso dell’esistenza, al viaggio realistico e metafisico, spesso con rimandi e accenti di forte sacralità.
L’utilizzo di materiali eterogenei, corde, lacci, fibbie, apposti sulla tela dipinta e spesso estroflessi a contenimento di suggestivi volumi, determina evidenti richiami alla vela, alla navigazione, all’itinerario e alla ricerca dell’orizzonte.
È un viaggio esistenziale che si perpetua tra dubbio e coraggio, che si rinnova nel tempo e contraddistingue l’uomo, che pulsa spontaneo come domanda di consapevolezza.
La mostra si svolge con Patrocinio del Comune di Maccagno e della Provincia di Varese; a cura di Claudio Rizzi e con coordinamento di Ad Acta, propone un allestimento rigoroso nella selezione di quaranta opere disposte in spazio ampio e silenzioso, quasi cadenza o sequenza di tappe di un viaggio all’infinito.
Il catalogo, edito da Publi Paolini, illustra l’artista in termini antologici, con una ricca documentazione della letteratura a lui dedicata e un esauriente comparto iconografico che testimonia il percorso professionale dalla prima maturità ad oggi.


Ulteriori informazioni:

Civico Museo Parisi - Valle
tel. 0332/561202
fax: 0332/562507
web: www.museoparisivalle.it
e-mail: info@museoparisivalle.it


Armando Xhomo nella casa museo Ugo Guidi

Dipintio di Armando Xhomo

Forte Dei Marmi (LU) - dal 26 maggio al 13 giugno 2012
Armando Xhomo nella casa museo Ugo Guidi

CASA MUSEO UGO GUIDI

Via Matteo Civitali 33 (55042)
+39 0585348510 , +39 0584880558
vittorio_guidi@hotmail.com
www.ugoguidi.it


I dipinti del pittore albanese Armando A.Xhomo,vincitore del Premio A. Puliti - Proposta 2011 all'ArteFiera di Forte dei Marmi del 2011, sono presentati nella casa museo del maestro Ugo Guidi in un dialogo innovativo tra le sculture, esposte stabilmente nel museo, e i colorati dipinti del pittore.
orario: su prenotazione
(possono variare, verificare sempre via telefono)
biglietti: free admittance
vernissage: 26 maggio 2012. h 17-19:30
curatori: Vittorio Guidi
autori: Armando Xhomo
patrocini: Amici del Museo Ugo Guidi onlus - Parco delle Apuane
genere: arte contemporanea, personale


comunicato stampa
Il “Museo Ugo Guidi”
e gli "Amici del Museo Ugo Guidi - Onlus"
con la Galleria Ambre Italia di Novara
presentano la mostra del pittore scenografo Armando Xhomo
vincitore del “Premio Arturo Puliti – Proposta 2011”
alla ArteFiera “Proponendo” 2011 di Forte dei Marmi
dipinti a cura di Vittorio Guidi


La mostra allestita nel “Museo Ugo Guidi” (MUG) di Forte dei Marmi – Via M. Civitali 33 a Vittoria Apuana – e presso il Logos Hotel - Via Mazzini 153 Forte dei Marmi - sarà inaugurata Sabato 26 Maggio alle ore 17 presso il MUG.


La mostra durerà fino al 13 Giugno 2012



“A compimento all'esperienza teatrale, la pittura di Xhomo trattiene un'attenzione speciale verso l'impianto grafico delle proprie opere, cariche di un dinamismo sintetico - probabilmente debitore alla scenografia di discendenza futurista - che si interseca piacevolmente con le figure antropomorfe in primo piano, che al contrario ci ricordano la natura più mediterranea e sanguigna dell'autore.” PAOLO BERTI

Armand Xhomo ha studiato alla Accademia di Belle Arti a Tirana ed ha lavorato come scenografo in vari teatri, tra i quali il Teatro di Opera e Balletti di Tirana, il Teatro di Commedia di Tirana e Lushnje ed il Teatro Dramatiko di Valona. Altra importante esperienza alla TV nazionale per il concerto di primavera. Successivamente ha ricoperto il ruolo di grafico pubblicitario dal 1991 al 2000 presso una importante azienda grafica. Ha partecipato a diverse mostre collettive e nel 1995 ha vinto il Premio Italia , organizzato da Eco d'Arte Moderna. Dal 2000 è libero professionista ed espone in varie mostre nazionali e internazionali tra cui Palazzo Pretorio Certaldo, Palazzo di parte Guelfa Firenze, Ambasciata Albanese a Roma, Museo dei Campionissimi, Proponendo Forte dei Marmi, Semplicemente Rosso Carrara, Galleria Dea Firenze, Lendinara Rovigo, Galleria Grafic Design Nashville Tennessee, Senegal, Arts Without Borders Stavanger-Norwey, Ministero di Arte e Cultura Tirane, Galeria e Arteve Tirane, Museo di Civiltà Romana Roma, Expo di Genova. Nel 2011 ha vinto il premio Arturo Puliti 'Proposta 2011'.





Visite in altri giorni solo su appuntamento al 348-3020538 o museougoguidi@gmail.com

Al Logos Hotel tutti i giorni con orario 10-23.




Mostra realizzata col contributo di Logos Hotel di Forte dei Marmi e la partecipazione del Comune di Forte dei Marmi e Agenda 21 – Parco delle Apuane - Italia Nostra sez. Massa-Montignoso – Piccolo Teatro della Versilia – Fondazione Peccioliper.
Con l’adesione dell’Unione Europea, dell’International Council Of Museums, Regione Toscana, Toscana Musei, Edumusei, Provincia di Lucca, Sistema Museale della Provincia di Lucca, APT Versilia, Fondazione R. Del Bianco, Ass. I Raggi di Belen: Solstizio Estate 2012.

Memoria fotografica di Antonio Raffaelli

Partner: Comitato Archivio Artistico Documentario Gierut - Life Beyond Tourism - La Parentesi della Scrittura
Media Partner: La Parola

GPS: LAT:43.972477 N - LON:10.154887 E


Ufficio Stampa: Ass. “Amici del Museo Ugo Guidi onlus” - Info: 348-3020538


giovedì 24 maggio 2012

Francesco Mosso tra bohème e scapigliatura

Torino - dal 24 maggio al 30 settembre 2012
Francesco Mosso tra bohème e scapigliatura

GAM - GALLERIA D'ARTE MODERNA E CONTEMPORANEA

Via Magenta 31 (10128)
+39 0114429518 , +39 0114429550 (fax)
gam@fondazionetorinomusei.it
www.gamtorino.it


Nella Wunderkammer della GAM, lo spazio dedicato all’esposizione del patrimonio grafico del museo, si inaugura una mostra di rari disegni di Francesco Mosso (Torino 1848 – Rivalta 1877), una delle voci più interessanti nel panorama del secondo Ottocento piemontese
vernissage: 24 maggio 2012. ore 18.30
curatori: Monica Vinardi
autori: Francesco Mosso
genere: personale, disegno e grafica, arte moderna


comunicato stampa
Nella Wunderkammer della GAM, lo spazio dedicato all’esposizione del patrimonio grafico del museo, si inaugura il 24 maggio una mostra di rari disegni di Francesco Mosso (Torino 1848 – Rivalta 1877), una delle voci più interessanti nel panorama del secondo Ottocento piemontese. Entrato precocemente in contatto con il moderno ambiente della scapigliatura milanese, Mosso cercò in tal modo di emanciparsi dalla soffocante realtà torinese. Carattere complesso e inquieto, sempre in bilico tra tensione creativa e scoraggiamento, prese parte nonostante la sua breve vita – fu stroncato dal tifo a soli 29 anni – ad importanti esposizioni nazionali e soggiornò a Roma entrando in contatto con Cesare Maccari. Sotto la supervisione di questo artista già celebre, Mosso dipingerà la sua unica grande opera, La femme de Claude (L’adultera), esposta alla Promotrice torinese e acquistata per il Museo Civico nel 1877. Il dipinto attesta la sua capacità di rinnovare la pittura di figura sia nella scelta del soggetto, conturbante, sia nello stile, per la teatralità dell’impianto luministico e per la definizione pittorica, al tempo stessa veristica e visionaria, soluzioni che anticiperanno scelte future: basti pensare al quadro Asfissia! dipinto nel 1884 da Angelo Morbelli. L’opera traendo spunto da un fatto di cronaca - l’omicidio-suicidio di due amanti - andava recuperando il taglio narrativo e l’atmosfera chiusa e rarefatta della calibrata mise-en-scène di Mosso, esasperando ancor più la tensione contenuta nella visione oggettiva del reale.

La selezione dei fogli presentata nella Wunderkammer, giunti in Museo grazie al lascito di Vittorio Avondo (1836-1910), è di poco precedente l’esecuzione di quella tela e testimonia, insieme alla qualità del tirocinio da lui compiuto presso l’Accademica torinese, dove fu allievo di Andrea Gastaldi ed Enrico Gamba, l’ansia di sperimentare nuove direzioni di ricerca. Alla raffinata tessitura grafica, dove attraverso il chiaroscuro egli giunge ad una sapiente resa dei volumi, fa riscontro la forte energia vitale che traspare da queste splendide figure. Accanto agli studi di teste virili, spicca la serie con testine di bambina dalla dimensione affettiva familiare che mostra un vincolo intimamente stretto con il vero e lascia intravedere come Mosso utilizzi il medium grafico per afferrare l’idea di forma. L'esposizione è curata da Monica Vinardi, storica dell’arte che, dopo aver conseguito il dottorato di ricerca su Vittore Grubicy presso l'Università di Firenze, si è distinta per l'originalità e la qualità di ricerche e approfondimenti legati alla Scapigliatura, al Divisionismo e al Simbolismo italiano.

I restauri dei disegni e la mostra sono realizzati grazie al contributo del Lions Club Torino Regio, che ha generosamente deciso di sostenere, a partire da questo primo appuntamento, le iniziative espositive che si svolgeranno nella Wunderkammer. Il progetto è curato da Virginia Bertone, conservatore della GAM, ed è strettamente legato alla realizzazione in fieri del Gabinetto Disegni e Stampe all’interno del Museo.


Alessandro Caligaris - Idoli & rovine

The city of fools (the ruins of New Sion)2012
inchiostri su lambda cm.315 x 150

Torino - dal 24 maggio al 29 giugno 2012
Alessandro Caligaris - Idoli & rovine

PAOLO TONIN ARTE CONTEMPORANEA

Via San Tommaso 6 (10122)
+39 01119710514 , +39 01119701494 (fax)
info@toningallery.com
www.toningallery.com


Tra catastrofe e farsa, Caligaris sviluppa una personale analisi tradotta con una narrazione visiva in cui viene polarizzata tanto la fragilità del vivere quotidiano e la difficoltà dell’impatto con la realtà
orario: da lunedì a venerdì ore 10,30/13 - 15/19
sabato su appuntamento
(possono variare, verificare sempre via telefono)

biglietti: free admittance
vernissage: 24 maggio 2012. 0re 19/22
catalogo: in galleria. a cura di Davide dal Sasso
curatori: Davide Dal Sasso
autori: Alessandro Caligaris Cappio
genere: arte contemporanea, personale


comunicato stampa
Un luogo. I suoi abitanti. I loro idoli. Questi i termini costituenti della narrazione che l’artista torinese Alessandro Caligaris propone attraverso le sue opere recenti. Espressioni figurative tanto della spettralità, quanto dell’allegoria, di una possibile civiltà tra rovine e residui dei suoi culti anonimi. Allusioni visive alla nostra realtà sociale contemporanea.
Con una evidente attenzione rivolta a sottolineare lo stato di crisi persistente in tutte le rappresentazioni proposte, Caligaris mette in primo piano la propria esigenza di tradurre visivamente la marginalità, il disfacimento, l’urgenza del vivere e del sopravvivere.
Analisi e autoanalisi sono i due parametri su cui si basa il lavoro in continua evoluzione del giovane artista. Da intendersi come il secondo capitolo di una cronaca dell’idolatria e la popolarità della religione nella contemporaneità, questo nuovo ciclo di opere è infatti il risultato di un’operatività ansiosa che impegna Caligaris da diversi anni attraverso continue interrogazioni sui rapporti tra mito e ragione. A originare la sua ricerca, dunque la sua produzione iconica, è certamente la possibilità, fonte primaria del «fare arte», di trasformare un’idea e/o una tensione emotiva in una raffigurazione al fine di determinare un riverbero esperienziale nel fruitore. Ma altrettanto quella di poter elaborare opere che risultino l’innesco per un intenso processo immaginativo per tutti coloro che ne potranno fare esperienza avendo almeno due possibilità: perdersi nei dettagli della rappresentazione, abilmente formalizzata mediante la tecnica démodé del disegno, in cui la penna a china e l’acquerello si incontrano su superfici bianche luminose; intraprendere una riflessione riguardo al processo creativo che porta da un concetto (un’intenzione, suggestione o emozione che sia) a un determinato prodotto visivo.
Le opere inquiete di Caligaris manifestano un messaggio in particolare che egli intende trasmettere: rispetto allo stato attuale della realtà c’è ben poco da ridere. Anche se attraverso l’arte sembrerebbe possibile accostare alla catastrofe la metafora e l’allegoria, questo non è comunque sufficiente per mascherare o attenuare l’evidente stato di crisi. Semmai tale processo creativo è al contrario garanzia per il suo continuo incremento.
Caligaris si espone con le sue opere dando sfogo a un personalissimo sguardo rivolto all’esistenza collettiva, entrando così in sintonia con la riflessione attuale di un altro artista, lo scrittore britannico Ian McEwan: «Siamo allenati alle riflessioni sulla mortalità del singolo: questa è anzi l’energia che informa il racconto delle nostre esistenze.» (McEwan 2007: 4). Parafrasando lo scrittore, diremmo allora che Caligaris affronta la mortalità attraverso una serie di conversazioni private, e la affronta esattamente in veste di tensione creativa. Questo determina il ritratto, al contempo spietato e sarcastico, che egli propone. Una visione allegorica della realtà in cui la contemporaneità è rappresentata come uno spazio asettico, dal quale si stagliano figure di esseri umani corrosi e concupiscenti, cumuli di oggetti e macerie di un mondo possibile che scuote l’attenzione di chi lo osserva.
Tra catastrofe e farsa, Caligaris sviluppa così la sua analisi attraverso quella «narrazione visiva» che caratterizza la sua attività, in cui vengono polarizzate tanto la fragilità del vivere quotidiano e la difficoltà dell’impatto con la realtà, quanto, in maniera ancora più dichiarata e diretta, una critica ai processi di descrizione e rappresentazione che contraddistinguono direttamente l’arte. E questo è probabilmente il tratto più nobile della sua attività artistica, basata essenzialmente su momenti salienti quali: la selezione iconica, il citazionismo, l’attività del collage, la ripetizione di una temibile visione catastrofista che egli implementa in ognuna delle sue opere. Tecnicamente tale processo corrisponde a tre fasi di lavorazione differenti: alla prima, quella in cui o viene realizzato un primo schizzo a china, matita e/o acquerello, o vengono riprese a mano foto di luoghi o persone, segue una seconda in cui l’immagine viene quindi acquisita mediante uno scanner, leggermente filtrata con tecniche digitali, strutturata mediante il collage, quindi stampata a plotter. Terza fase è quella in cui Caligaris interviene sulla stampa servendosi di penne a china, penne a sfera o pennarelli. Comuni «strumenti da scrivania» essenziali per le sue opere.
Negando una conclusione al suo intenso lavorio creativo, Caligaris tenta di delineare tale sviluppo narrativo, basato sulla rappresentazione di futuri possibili, lasciando però trasparire con forza la propria ipotesi apocalittica rispetto al presente. Ritraendo rovine e personaggi scarni e surreali, oltre al tentativo di critica rivolto all’arte stessa, Caligaris non perde mai di vista il rimedio ultimo a cui aspirano coloro che soffrono: la salvezza, raggiungibile attraverso il culto e l’idolatria. Bersaglio privilegiato è dunque quella che egli stesso definisce come una «ricerca spasmodica dei più svariati culti popolari» nella contemporaneità. Una ricerca tradotta simbolicamente dagli idoli, designati come anonimi. Due le motivazioni date dall’artista riguardo a questa scelta. La prima: dare risalto al processo di ri-celebrazione dell’idolo intendendolo come oggetto nuovo di una vecchia narrazione pop, la religione. La seconda: l’anonimato degli idoli è scelto in riferimento all’appellativo fittizio Anonymous, ossia la ormai celeberrima firma adottata da numerosi attivisti che intraprendono azioni collettive di denuncia e disobbedienza istituzionale, seguendo il principio di un’identità condivisa che agisce con proteste e «attacchi creativi», tanto in internet quanto praticamente nella realtà sociale.


Fare arte e criticarla, sono i due obiettivi che si pone Caligaris interrogandosi sui rapporti tra realtà e finzione. Mostrando una società arresa, in condizioni di precarietà, egli intende mettere sul banco di prova (o più esplicitamente, degli imputati) l’arte stessa, intesa prima di tutto come processo creativo di elaborazione delle rappresentazioni. Quindi accusarla di essere riverbero formale di una condizione esistenziale compromessa dalla più evidente banalità ininterrotta che contraddistingue i nostri tempi, ma altrettanto dallo stato di allarme per una possibile catastrofe imminente. A palesarsi è pertanto il pensiero secondo cui lo sguardo sul reale non corrisponde evidentemente a un possibile prodotto artistico e tanto meno, a una pretesa giustizia che l’arte avrebbe forse il potere di raggiungere. E questo rimanda a una riflessione che poggia su un parallelo, peraltro più che noto alla storia del pensiero, tra arte e filosofia. Il richiamo è ancora a quella visione catastrofista e a quello scrupoloso esame dell’idolatria religiosa che, anche in questo caso, l’artista potrebbe trovare tradotto nel seguente passo: «ha poca importanza chi abbia torto: a salvarci non verrà nessuno. Dovremo pensarci da soli.» (McEwan 2007: 47).
Citazione e collage risaltano nell’attività di Caligaris. Stimolazione intellettuale per queste sue recenti opere sono, come egli stesso ammette, diverse analisi contenute nel recente Reality Hunger, brillante manifesto contemporaneo su realtà, finzione e arte pubblicato nel 2010 dallo scrittore americano David Shields. Un testo costruito esattamente mediante un’operazione di collage, al fine di esprimersi servendosi tuttavia di parole altrui. Allo stesso modo, Caligaris sviluppa una serie di riflessioni, seppure senza parole, attraverso un immaginario carico di ritagli e citazioni rilevanti per le sue opere. «Che cos’è l’appropriazione nell’arte? È come quando rubi ma lo fai per principio, perché in un altro contesto il significato cambia.» (Shields 2010: 111).
Ecco allora che uno tra gli abitanti è L’eremita: un’apparente signora dall’età incerta, con gli occhiali e i capelli raccolti, sopra la testa della quale spicca un’aureola. Ritratta su una sedia a dondolo tiene tra le braccia un tronco di legno e richiama alla memoria uno dei personaggi più intriganti, e al contempo bizzarri, di un’altra storia. Vale a dire la Signora Ceppo, personaggio di finzione inventato da David Lynch e Mark Frost per quella che può benissimo essere considerata come la più nota opera d’arte surrealista di fine secolo: Twin Peaks.
Dai toni cromatici a metà tra il nero e il marrone che caratterizzano l’eremita, si passa a opere in cui il tratto costituente risulta ben più luminoso. Nel predicatore, opera delle stesse dimensioni (80 x 110 cm), spicca al centro dell’inquadratura una strana coppia, composta da un uomo di mezza età e forse una bimba dalle ignote sembianze che lo tiene per mano. L’uomo si smaschera mostrando il proprio volto, rievocando casualmente quello del noto attore americano Christopher Walken. La sua è la stessa maschera della bambina, da lupo tratto dai Cartoon. Entrambi vestiti con tessuti esili, lembi consumati, si lasciano sullo sfondo un contesto naturale in cui primeggia una collina con un rogo fumante, forse una zona morta, da cui si stanno allontanando.
Il discepolo è invece il ritratto di un giovane ragazzo in divisa e calzoncini corti, che guarda fuori campo, portando sulla sua testa un cappello che ricorda le note orecchie di Mickey Mouse. Stralunato e sproporzionato, con il volto paonazzo, il discepolo lascia sullo sfondo bianco e intonso dietro di sé una traccia, quasi un liquame che sporca e macchia la superficie dell’opera nel sua ampiezza (70 x 165 cm). Marcando così una discordanza con il vuoto impersonale in cui appare.
Lady Madonna è l’opera che porta agli estremi la tensione veicolata nell’intero ciclo, facendola sfociare in un’acclamata drammaturgia visiva. Su uno sfondo freddo, una giovane donna scheletrica stringe tra le sue grandi mani una colomba, guardando al di là della superficie dell’opera in direzione del possibile sguardo del fruitore. Al vuoto bianco dello sfondo si accorda la brillantezza del corpo della donna, tracciato mediante una tinta cromatica che in prevalenza tende al ciano e a tratti viene interrotta da brevi tracce rosse. Una presenza inquietante, ma altrettanto caritatevole, come suggeriscono postura, espressione del viso e sguardo.
Gli idoli presentati sono cinque. Anonimi, come si è detto. La prima peculiarità a risaltare è la loro tinta cromatica: toni freddi, in cui spiccano il verde e il ciano, toni caldi tra il rosso e l’arancio, contraddistinguono queste opere che sono vere e proprie pale d’altare contemporanee. Ogni icona, strutturalmente riconoscibile altrettanto come arco a sesto acuto, è oggetto per il culto e l’adorazione. In ognuna delle pale l’idolo, viene sempre raffigurato riproponendo un soggetto tradizionale dell’iconografia sacra: la Madonna con Bambino. Nei diversi casi l’idolo è sorretto da o integrato in, una costruzione architettonica in cui spiccano bizzarri personaggi surreali che portano maschere allusive alle pratiche sessuali estreme, insieme a simboli arcaici. Chiude il ciclo degli idoli anonimi un trittico, elaborato a partire dalla struttura di un’opera nota: il polittico (1472-3) realizzato dal pittore quattrocentesco Carlo Crivelli per la Cappella del Sacramento della Cattedrale di S. Emidio, a Ascoli Piceno.
Sembrerebbe dunque che a tutte queste citazioni corrisponda l’interesse di Caligaris per l’arte del passato. Per una sua rievocazione in quella del presente. Questo è una scelta solo in parte verificata. Poiché a ben vedere egli agisce in piena sintonia con la seguente osservazione: «Solo l’artista ambiguo comincia dall’arte, quello vero prende il materiale altrove: da se stesso.» (Shields 2010: 242). A confermarlo sono infatti ulteriori opere in cui primeggia il collage. In Barricata viene raffigurata su un’ampia superficie (150 x 230 cm) un’accumulazione di oggetti che si presta per riflettere su uno specifico dettaglio: un giovane con il cappello da Napoleone che sta fuoriuscendo da un cunicolo, forse dopo un complesso percorso che aveva intrapreso per lasciare un contesto caotico e affollato. Giunto all’esterno, sopra di lui vi è altrettanto caos. Tra i presenti che si mimetizzano in mezzo ai residui, qualcuno è armato, altri meditano o sono appesi nel vuoto, altri ancora sembrano compagni di viaggio di un cyber-coniglio che osserva la scena silenziosamente nell’ombra e riporta alla mente tanto Frank, il coniglio immaginario amico di Donnie Darko, quanto il bianconiglio di Alice nel Paese delle Meraviglie.
Sottotitolo della Città dei folli è Le rovine della nuova Sion. Presentandola come una nuova città di David, Caligaris rievoca in un’opera dalle grandi dimensioni (150 x 315 cm) la difficile situazione geopolitica, tra Israele e Palestina, ma altrettanto in quelle numerose aree geografiche in conflitto nel nostro mondo contemporaneo. «Poiché viviamo in un mondo prodotto e confezionato, noi bramiamo il «reale» o qualcosa che gli assomigli. Vogliamo opporre qualcosa di vero a tutta quella artificialità: brividi autobiografici o attimi incorniciati o filmati rubati, nella loro apparente improvvisazione.» (Shields 2010: 99). Il collage visivo è infatti ancora più marcato. In primissimo piano sulla destra dell’opera, si impone una orribile zanzara accanto alla quale si trova un volto celebre della lotta sociale contemporanea: l’attivista birmana Aung San Suu Kyi, Premio Nobel per la Pace 1991. Il ritratto deriva da un’immagine ottenuta a sua volta dalla scansione di una fotografia, successivamente effettata e stampata, a cui sono state aggiunte due orecchie da coniglio, quasi da playmate come suggerisce il logo sulla spalla sinistra, insieme a un’improbabile aureola di legno. Lo sguardo della donna è rivolto verso l’alto. Fuori campo. Oltre l’opera. Simmetricamente, sul lato sinistro, si trova un’altra zanzara a poca distanza dal pastore protestante tedesco Thomas Muntzer, il cui volto sembra rievocare per un verso quello di Karl Marx, per un altro quello di S. Pietro. Citazione verificabile considerando soprattutto la chiave che pende dalla sua bocca. Forse un enigma, la cui forza visiva viene incrementata altrettanto dalla figura retrostante: quella dell’anabattista olandese Jan Matthys che, con il volto mascherato, tiene in mano non una lancia ma un pennacchio spolverino utile per le pulizie domestiche. Alle spalle di Muntzer e Matthys, tra le macerie sulla parete di una costruzione fatiscente si notano le tre gabbie esposte sulla Cattedrale di Münster. Un richiamo alla storia a partire dalle immagini. Un riferimento all’ «esposizione» degli anabattisti al popolo ludibrio.


Queste rovine, tra le quali vi sono anche altri personaggi, tra i quali un bizzarro e spaesato Don Chisciotte, rievocano anche il disastro dell’11 settembre. Ancora un richiamo alla realtà. Ancora una critica all’arte. A partire da questi frammenti visivi proposti da Caligaris, risuonano così alcuni passi di una suggestiva rilettura attorno alle immagini e le rovine, proposta in precedenza dal filosofo francese Jacques Derrida. Osservando che il disegnatore risulta sempre in preda all’«insaputo», poiché «tra la cosa disegnata e il tratto disegnante l’eterogeneità resta abissale» (Derrida 1990: 63-4), egli acutamente osservava: «La rovina non sopraggiunge come sopraggiunge un incidente in un momento dapprima intatto. In principio è la rovina. Rovina qui è ciò che accade all’immagine a partire dal primo sguardo.» (Ivi 91). Con ciò il filosofo lasciava trasparire una supposizione valida anche per le opere di Caligaris, là dove l’irraggiungibilità del reale attraverso la rappresentazione artistica può essere spiegata anche così: «La rovina non è davanti a noi, non è né uno spettacolo né un oggetto d’amore. La rovina è l’esperienza stessa» (Ivi 92). O, come suggerisce Caligaris, il tentativo di trasporre la realtà mediante l’ arte.

Davide Dal Sasso
Torino, marzo 2012




Riferimenti bibliografici

Derrida J. (1990), Mémoires d’aveugle. L’auportrait et autres ruines, Éditions de la Réunion des
musées nationaux, Paris ; tr. it. di A. Cariolato e F. Ferrari, Memorie di cieco. L’autoritratto e
altre rovine, Abscondita, Milano, 2003.
McEwan I. (2007), End of the World Blues, Lecture at Stanford University, January 2007; tr. it. di
S. Basso, Blues della fine del mondo, Einaudi, Torino, 2008.
Shields D. (2010), Reality Hunger: A Manifesto, Vintage Books Editions, New York; tr. it. di M.
Rossari, Fame di realtà, Fazi Editore, Roma, 2010.


Liliana Ummarino - Emozioni in fuga

Roma - dal 24 maggio all'otto giugno 2012
Liliana Ummarino - Emozioni in fuga

GELATERIA SPLASH

Via Eurialo 104 (00181)
www.gelateriasplash.it


Giovanissima inizia la sua carriera artistica esordendo in una mostra a via Margutta. Nel corso degli anni, sperimenta nuove tecniche avvicinando dopo studi e ricerche l’arte informale, astratta ed in fine l’arte polimaterica che le permette di realizzare opere con vari materiali e installazioni
orario: tutti i giorni dalle 10 alle 24
(possono variare, verificare sempre via telefono)

biglietti: free admittance
vernissage: 24 maggio 2012. ore 18
autori: Liliana Ummarino
genere: arte moderna e contemporanea, personale




Safet Zec - Capolavori incisi

Milano - dal 24 maggio al 15 luglio 2012
Safet Zec - Capolavori incisi

FONDAZIONE FEDERICA GALLI

Viale Bianca Maria 26 (20129)
+39 3450081289
info@federicagalli.com
www.federicagalli.com


La dimostrazione di stampa dal vivo diventa un'occasione imperdibile per vedere al lavoro, per la prima volta a Milano, il grande incisore bosniaco accompagnato dal suo stampatore di fiducia Corrado Albicocco.
orario: da lunedì a venerdì 15.00-19.30 - altri orari
su appuntamento.
(possono variare, verificare sempre via telefono)
biglietti: free admittance
vernissage: 24 maggio 2012. ore 13.00
curatori: Lorenza Salamon
autori: Safet Zec
genere: arte contemporanea, performance - happening, incontro - conferenza, serata - evento, personale, disegno e grafica


comunicato stampa
Come molti fra i più celebri artisti della nostra storia Safet Zec non è rimasto immune dal fascino e dalle possibilità artistiche ed espressive che la calcografia offre a un maestro, quale lui è.
In particolare Zec si è avvicinato, solo quindicenne, alla tecnica dell’acquaforte, dopo aver visto un’opera di Rembrandt che lo ha profondamente affascinato e colpito; da allora ha sviluppato una conoscenza e una passione che lo hanno portato a esplorare gran parte delle altre tecniche calcografiche: l’acquatinta, la ceramolle, la puntasecca.
Un mondo spesso sconosciuto al grande pubblico che, invece, in questa occasione potrà ammirare e comprendere molto da vicino le ampissime possibilità che queste forme espressive grafiche permettono agli artisti che abbiamo talento e volontà. Forme d’arte che sono all’origine dell’intera produzione grafica americana moderna, fra cui i più noti fondatori sono stati Winslow Homer ed Edward Hopper.
Le opere esposte di Zec sono di grandissima dimensione (quasi due metri per uno) che possono essere tridimensionalmente drammatiche (tipico dell’acquatinta), o fresche come i disegni (un genere possibile con le ceremolli) o incisive (con le più tradizionali acquaforte e puntasecca).

Bottega d’arte e di stampa
mostra di approfondimento sulle ceremolli
Per l’inaugurazione della mostra alla Fondazione Federica Galli Safet Zec e lo stampatore Corrado Albiccocco simuleranno una giornata di lavoro in stamperia, “tirando” alcune opere in ceramolle.
Oltre alle venti opere esposte alla Rotonda di via Besana la curatrice della sezione grafica, Lorenza Salamon, ha coordinato una seconda esposizione di grafica, d’impronta didattica, presso la Fondazione Federica Galli, ente che presiede e che si pone l’obiettivo di diffondere l’arte della stampa in tutta la sua ampiezza.
Alla Fondazione Federica Galli saranno esposte, oltre alle grafiche incise con la ceramolle -la più istintiva delle tecniche calcografiche-, anche le veline da riporto, le matrici, un video e le immagini utili a coinvolgere lo spettatore nella magia della realizzazione di un’opera grafica.
Oltre al laboratorio organizzato in occasione dell’inaugurazione della mostra alla Fondazione, tenuto dal maestro Zec e dal suo stampatore di fiducia Albiccocco, nel corso della mostra vi saranno altre dimostrazioni e visite guidate. Su prenotazione.
I partecipanti all’inaugurazione, durante il rinfresco, potranno ammirare l’esecuzione in concreto di una di queste tecniche: la ceramolle, forma grafica poco conosciuta , che è di grande duttilità e permette di esprimersi con la medesima freschezza e immediatezza del disegno, forma inventiva primaria per ogni pittore e incisore.
La Fondazione Federica Galli, collabora con La Raccolta delle Stampe A.Bertarelli del Castello Sforzesco di Milano, nell’ambito di iniziative legate alla promozione e valorizzazione della grafica d’arte.


Ezio Alzani - Identità segnica

Senza titolo, 2011, olio su tela, 70x70 cm

Milano - dal 24 maggio al 23 giugno 2012
Ezio Alzani - Identità segnica

SPAZIO SOLFERINO

Via Solferino 25 (20124)
+39 3382823376 , +39 3333526903
info@spaziosolferino.it
www.spaziosolferino.it


Personale del Maestro Ezio Alzani 12 tele dipinte ad olio e 12 carte tecnica mista
orario: da Lunedì a Sabato dalle 10,30 alle 19,00
(possono variare, verificare sempre via telefono)

biglietti: free admittance
vernissage: 24 maggio 2012. ore 18,30
catalogo: in galleria. Prefazione di Philippe Daverio grafica Elena Belloni Testi di Luca Manzoni Rita Lanzi
curatori: Elena Belloni, rita Lanzi, Marco Teseo
autori: Ezio Alzani
genere: arte contemporanea, personale


comunicato stampa
Vi è, nella storia lunghissima della pittura una specialità tutta italiana, quella della materia. La sua origine è forse molto lontana nei tempi, quando già la Roma imperiale giocava con gli encausti a decorare le pareti delle ville come se vi fossero appesi dei dipinti. Poi la questione venne dimenticata: gli affreschi medievali seguivano ben altre regole e la competizione fra nord e sud d’Europa portò alla vittoria della pittura all’olio dei fiamminghi, ma certamente non della materia ch’era per loro da stendere con la medesima accurata leggerezza di quella dei codici miniati. Ci volle la folle esperienza dei veneti per combinare il materiale nuovo con il gusto antico dell’impasto e nacque la pittura non disegnata ma immediatamente concepita sulla tela, quella della materia viva. Da allora chi lavora sulla penisola non riesce ad evitarne il fascino. Ecco perché il Novecento tutto in Italia si è dedicato alla ricerca della materia pittorica come parte integrante del percorso visivo. S’è formata una lingua che è diventata, nel momento della sua consapevolezza, linguistica. E siccome la linguistica nella seconda metà del ventesimo secolo ha scoperto i misteri della stratificazione semantica, le energie del segno e la sorpresa del graffio, la materia oggi esiste in quanto sedimentazione dove ogni strato porta a narrare una sua pulsione poetica. Questo è il lavoro nel quale Ezio Alzani procede da oltre quarant’anni, partendo come molti da una figurazione lombarda che inizialmente era di racconto e che, con gli anni, s’è fatta di pura espressione. Il percorso suo è comune a tanti che lo hanno vissuto in modo parallelo e ad alcuni che lo hanno intuito sin dall’origine, a Chighine come Morlotti già negli anni ’50. Ma tutti hanno sempre seguito il miraggio della creazione d’un mondo parallelo a quello della quotidianità, il mondo altrettanto reale e concreto dell’immaginazione, dove la fantasia si sedimentava col gesto nello spessore proprio della materia.
Philippe Daverio


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